Era il mese di settembre del 1972 quando presi la mia prima tessera della Federazione Giovanile Comunista Italiana, FGCI.
Avevo già iniziato da circa due anni il mio impegno politico. A mio fratello Salvatore che mi parlava sempre di rivoluzione e rivoluzionari, un giorno, con una certa solennità, mentre ancora frequentavo la II media, avevo dichiarato che, come lui, ero diventato COMUNISTA e che mi ero convinto delle idee di Marx ed Engels e mi chiedevo cosa potessi fare oltre che scrivere W MAO sulla pagina della Cina del mio libro di geografia e parlare degli sfruttati nei miei temi di italiano.
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| Alcune delle mie tessere dl PCI e della FGCI |
Ad un certo punto LA COMUNE si trasformò in Lotta Continua, uno dei gruppi più agguerriti e importanti del panorama dell'estrema sinistra italiana e quello di Canicattì era davvero un gruppo numeroso e di grande qualità intellettuale. Io vi simpatizzavo ma non aderii mai completamente perché, a differenza loro, mi sentivo più "leninista". Non ricordo se il Circolo Ottobre venne prima o dopo ma certo anche quella fu una bellissima esperienza, ricca di iniziative non solo politiche ma anche culturali. Tanto per dirne una, una volta venne anche Dario Fo con la sua compagnia.
Ma intanto anche al mio paese i giovani erano in fermento e la FGCI, dopo che era stata guidata da Peppe Sanfilippo, col quale avevo avuto dei primi contatti, quando lui si trasferì dal paese era stata ripresa e rilanciata nell'attività da un nuovo gruppo di giovani guidati da Salvatore Bonetta e Francesco Colosimo insieme a tanti altri. Erano molto attivi e molte erano le iniziative cui partecipavo e che mi interessavano. Nel Settembre del 1972, si era dopo la formazione del governo Andreotti Malagodi e vi era stata una forte ondata di destra nel paese, soprattutto al Sud, fu lanciata nazionalmente dall'allora segretario della FGCI Renzo Imbeni una campagna di tesseramento straordinaria per reclutare nuovi giovani: fu chiamata LEVA GRAMSCI. Anche se consideravo il PCI un partito revisionista e che aveva tradito il marxismo-leninismo, mi convinsi che non potevo fare solo teoria e che la politica andava fatta non solo a scuola o a Canicattì ma anche e soprattutto nel paese dove vivevo nonostante tutti i problemi che avrei potuto avere (e che in effetti ebbi) in famiglia.
Con lo slogan di marca stalinista: "Le fortezze si espugnano dall'interno" mi convinsi a chiedere la tessera della FGCI e di lavorare fianco a fianco con i compagni, studenti e lavoratori del mio paese, per conoscere e trasformare la nostra realtà e per cambiare radicalmente il PCI e farlo tornare ad essere un partito rivoluzionario.
Il quadro delle mie letture di quel periodo era molto variegato ma intriso di tanta teoria. Avevo approcciato Gramsci e persino Togliatti, ma divoravo anche moltissima letteratura e appena un autore mi piaceva cercavo di leggere tutta la sua produzione. Lessi così Pavese, Pratolini, Steinbeck, Dostoevskij, mi appassionai alla psicoanalisi e quindi spaziavo in vari orizzonti sempre curioso e alla ricerca di certezze.
Purtroppo le vicende politiche attuali con la pesante sconfitta alle elezioni politiche del 2022 e la conseguente ascesa delle destre hanno gelato l'entusiasmo e la voglia di festeggiare.
Mai come in questo momento ho avvertito il disagio di militare in un partito che non mi appartiene, che mi appare esattamente come mi appariva la DC quando io cominciai a far politica. Adesso la mia paura è che in molti dentro al PD pensino che di nuovo basterà un congresso di inutili voti e di bilanciamento di correnti, trovare un nuovo segretario non inviso ai soliti noti e tutto si risolverà in attesa di qualche scivolone del governo di destra, di qualche voto amministrativo che ridia fiducia e speranza.
Se, come temo, sarà questa la volontà prevalente, cercherò con tutte le mie forze e con l'aiuto dei molti compagni che la pensano come me di far capire che è tempo di un partito nuovo, fortemente identitario, dove la parola "sinistra" non sia da pronunciare sottovoce, che chiuda con la stagione del partito vocato al maggioritario e che quindi deve cercare di raccogliere tutti ma, inevitabilmente, diventa un'ameba informe ed incolore in cui nessuno si riconosce. Ritroviamo la nostra più autentica identità (la mia e di quelli con la mia storia almeno) in un partito nuovo, riformato, anzi rivoluzionato e rivoltato come un calzino che abbia chiari riferimenti ad un nuovo socialismo, all'equilibrio e alla salute del pianeta, al lavoro, alla solidarietà e all'uguaglianza. Riempiamo questi principi di contenuti ed obiettivi e costruiamo battaglie per raggiungerli. Non ci serve ragionare ora sul CHI ma soprattutto sul COSA! E individuatolo sapremo anche trovare il COME e il CON CHI.
Se invece ricomincerete con il solito giochetto di falsa democrazia fatta di inutili votazioni formali e vuota di contenuti "Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate"!!"


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