Continuo con la pubblicazione dei racconti di Umberto. Eccone altri due.
IL CAFFE’Ore nove di una domenica piovosa.
Fiarzi e la moglie sono già da qualche ora al lavoro.
Fa freddo, poca gente, improvvisamente entra il maresciallo dei carabinieri e allora Fiarzi tutto ossequioso:
Marascià che ci posso offrire ?
No signor Fiarzi niente stia tranquillo…
No Marescià qualcosa se la deve prendere
!!!
E va bene mi faccia un caffè!!,,
...Chi è un cafè !!!.. accussì picca?
Si signor Fiarzi un caffè va benissimo….
Allora rivolto alla moglie:
Lillì !!!!!..Faccinni dui ...
IL CANE
Si parla di cani più o meno feroci e più o
meno umani e allora Fiarzi racconta…
Mio cognato mi ha mandato un cane da Desio,
mio figlio è andato a Desio e siccome ha la macchina grande lo ha messo nel
cofano e l’ha portato.
Ma se lo vedessi ...chi cani è pari n’omu
capisci tutti cosi però li cosi ci si debbono dire giuste.
Ieri n’campagna è venuto “Pataccheddra“ che
mi doveva aiutare a scutulari ulivi, Minchia… appena ddru cane lu vitti se lo
voleva rusicare. Pataccheddra ci diceva passi cca!!…passi cca .!!
Stu cretinu si stava faciennu muzzicare,
sienti… a lu cani ca veni di Desio ci diceva passi cca … lu cani nasciutu a
Desiu e iddru ca ci dici passi cca ….chi è cretinu?
Patacchè…. Non ci devi parlare così al
cane guarda come si fa ... Ostia né! sta zitto né ...non mordere il teron… sta
zitto né!
Il cane solo allora capì e si zittì
….
Ma cuomu lu cani veni di Desio e iddru ci
parla siciliano ncarcatu? come lo doveva capire l’armaluzzu.


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