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mercoledì 6 maggio 2020

Il comizio scambiato

Storia di comizi e di ceci

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Il comizio era, fino agli anni '80, almeno per il Partito Comunista Italiano, uno dei più importanti mezzi con il quale raccogliere e/o consolidare il consenso. Era il momento in cui ci si ritrovava insieme, si aveva il coraggio di schierarsi, si affermava un'identità, ci si distingueva da tutti gli altri. Anche per questo i comizi erano fondamentali nella vita delle sezioni, specie in campagna elettorale.
Lu "zi Miniddru Vuddru", il sig. Carmelo (?) Vullo, era un anziano compagno.
Frequentatore di osterie, la sera era sempre un po' alticcio e semi addormentato in una delle sedie della sezione del PCI. Si dice che era un grande appassionato di zuppa di ceci, di cui faceva spesso il pieno e i compagni in sezione se ne lamentavano parecchio, viste e sentite le conseguenze digestive che i ceci provocavano.
Partecipava alla vita di sezione come tanti altri: rinnovava la tessera, veniva ai comizi e alle iniziative. Sapeva che quello era il suo posto, perchè era nato povero, bracciante e con i poveri e i braccianti doveva stare. Non si appassionava tanto per quello che dicevano ai comizi o alle assemblee del quale capiva poco o niente ma per come lo dicevano e, come tutti i suoi amici e compagni, si infervorava non appena l'oratore alzava il tono di voce.

- Zuppa di ceci -
Era il 1976. Una campagna elettorale storica. Il 20 giugno si sarebbe votato in tutta la Sicilia sia per rinnovare il parlamento nazionale sciolto anticipatamente, sia per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana.
L'anno prima alle elezioni amministrative il PCI aveva fatto uno straordinario balzo in avanti e le previsioni attribuivano al PCI ben oltre il 30%, un risultato mai raggiunto. 
La DC annaspava e Indro Montanelli invitava a turarsi il naso e a votarla anche se era vomitevole.
Era la chiusura della campagna elettorale a Campobello. Oratore principale Lillo Gueli, candidato all'ARS (sarebbe poi stato eletto Deputato Regionale con gran successo).
La piazza era stracolma. Ci era capitato per sorteggio un orario poco favorevole, le 22.00 circa, ma la gente era rimasta lo stesso per sentire il comizio di Lillo che, come al solito, riusciva con grande originalità ad entusiasmare la piazza usando sempre argomenti fuori dal consueto.
Il comizio quindi fu continuamente interrotto da applausi e grida di giubilo della tanta gente accorsa a sentire Lillo che era tra l'altro il sindaco del paese.
Tra i presenti c'era, come sempre, lu "zì Miniddru Vuddru" e anche lui aveva applaudito e urlato di approvazione. Era al centro della piazza quando, spinto da un incontenibile bisogno fisiologico, si dovette allontanare per raggiungere i bagni pubblici che si trovavano nel cortile del Cinema Italia, a pochi metri dalla piazza del comizio.
Fatto ciò che doveva, rientrando in piazza, la trovò completamente vuota. C'era solo l'oratore e due persone davanti al podio ad ascoltarlo. Si avvicinò e si pose al centro di quel deserto ora guardandosi intorno, ora battendo le mani, ora lanciando a destra e manca occhiate di fuoco e improperi verso la sezione. 
Non si capacitava di come i compagni e la gente avessero potuto lasciare solo il compagno che parlava. 
Solo che a parlare non era più Lillo Gueli che aveva finito il suo comizio, ma l'on. Vizzini del PSDI cui, per cortesia politica, come si usava, avevamo lasciato il nostro podio e la nostra amplificazione. I suoi sostenitori avevano semplicemente sostituito il nostro simbolo con il loro che aveva lo sfondo rosso e riportava, stilizzato, il Sole dell'Avvenire. Una differenza con la falce e martello troppo sottile per gli occhi accecati d'ira (e di vino) dello zì Miniddru.
Ascoltò il comizio di Vizzini sino alla fine e quando qualcuno dei nostri si accorse della sua presenza ci si cominciò a chiedere cosa ci facesse lì lu zì Miniddru, se avesse tradito, cosa poteva avergli promesso Vizzini. Quello offriva posti alle ferrovie ma lu zì Miniddru era anziano, pensionato e, credo, con i figli emigrati, difficilmente sarebbe stato interessato alle lusinghe saragattiane. 
E così qualcuno cominciò a fargli cenni: "ma che ci fai lì", voleva dirgli. E lui, sempre con i cenni: "Curnuti sulu mi lassastivu". (Farabutti! mi avete lascato solo!)
Insomma, una volta finito il comizio di Vizzini, lu zì Miniddru venne in sezione a chiedere conto e ragione del tradimento di tutti i compagni che avevano lasciato solo il nostro oratore e cominciò a battere i pugni sul tavolo! La scena era quasi tragica se non fosse che era assolutamente ridicola... lui infuriato e tutti intorno a ridere, e lui che si infuriava di più. Insomma finì che qualcuno con calma (e con qualche bicchiere di vino) gli spiegò cos'era accaduto e lui volle andare di persona dal compagno Gueli a scusarsi e pretendeva anche di andare dall'oratore che si era preso i suoi applausi a sbafo per dirgli che si era approfittato della sua confusione e che mai avrebbe dovuto far conto che lui fosse andato a quel comizio.
Ci rido ancora...

26 - LE POESIE DI CIANCI E RIDI - 27 - LETTERA DELLA S.I.A.E

E, in ultimo, scrive Umberto: 26 - LE POESIE DI CIANCI E RIDI E infine vi voglio regalare un momento di grande arte, un‘emozione che solo i ...