Comincio, con il cuore ancora gonfio di dolore, a pubblicare i racconti che mi aveva affidato tempo fa il mio amato zio Umberto pregandomi di dare loro una controllata all'ortografia e, se volevo, di pubblicarli sul mio blog, come avevo promesso.
Poi il tempo, gli impegni e altri interessi mi hanno distolto ed eccomi qui a rimetterci mano con l'intento di rendere onore almeno ora che non c'è più, a quel genio dell'assurdo che era Umberto.
Anche se, per i miei paesani, sono facilmente intuibili, ho storpiato i cognomi che Umberto citava.
E’ vero che in Umberto non c’era mai cattiveria, ma le persone sono strane e spesso non capiscono che anche il prendersi un po’ in giro fa parte della vita e contribuisce anzi ad allietarla e alleggerirla da tutte le ansie e le preoccupazioni quotidiane. Quindi per evitare inutili risentimenti o peggio, meglio pensare che i personaggi siano immaginari come del resto sono immaginarie e assurde le storielle che da oggi mi propongo di raccontare con cadenza settimanale.
E adesso la parola a Umberto:
Uomini di Piazza
Certo per uno come me non abituato a
scrivere, il compito è difficile, ma mi accingo a scrivere le cose, che
appresso leggerete, perché sollecitato da più parti e perché trovo anche
piacevole essere costretto a ricordare degli spaccati di vita che mi hanno
coinvolto in prima persona e che a tratti sono surreali come dimostrano le cose
che vi racconterò.
Per un paese come il mio, dove vivo da
sempre, la piazza ha rappresentato, e ancora oggi rappresenta, anche se non
come prima, un punto di riunione dove, dopo il lavoro, discutere con
amici o fare la partita al bigliardo o leggere al circolo i giornali
acquistati secondo una rigorosa par condicio. Per esempio al circolo ferrovieri
si acquista “Il giornale" e "L’Unità".
Cosi la vita scorre con la
convinzione che il fatto di andare in piazza e fare la partita sia divertimento
puro.
Io sono un uomo di piazza, ebbe a dire il famoso
maestro Cianci e Ridi, eccelso autore
di opere ormai famose, e sto sul marciapiede!, tanto che si guadagnò la
fama di uomo da marciapiede, ma parlerò in seguito anche di lui.
Questo essere presente alla vita della
piazza mi ha portato a conoscere persone che per il loro modo di
comportarsi e per le loro manifestazioni, quanto meno un po' strane, hanno
dato agli altri un’impressione diversa di quello che in realtà sono. Malgrado
l’apparenza io dico che sono persone intelligenti che manifestano i propri
sentimenti con genuinità per cui sono persone vere senza malizia che si pongono
agli altri come la natura li ha creati.
Sicuramente emerge in loro il desiderio di
essere colti e intelligenti, ma non avendo avuto la possibilità di studiare tengono
giustamente a dire che si son fatti da sé.
Ricordo per esempio quando il Maestro Cianci e Ridi parlando con
l’accalappiacani del paese diceva: "E ti nni fici cupiari compiti
quanno eramu compagni di scola ...
e l’altro di rimando: "Infatti si vidi chiddru ca fazzu "
Oppure il giorno che il PA' KALI barbiere
dopo l’ennesima volta che diceva al maestro: "Zi Sarì cè fari la varba"
frase che ripeteva ogni volta che incontrava il maestro, e questo un giorno non
potendone più rispose così: "Insomma Angelì…lu vuoi capire che io la
barba me la faccio ….da sè!?"
Per cui, la peculiarità dei personaggi di
cui mi accingo a raccontarvi le gesta, è quella di una grande presunzione di
cultura, e di una genuinità a volte disarmante perché mette a nudo un animo
buono e semplice.
Di personaggi di piazza ce ne sono tanti,
ci sono pazzi pericolosi, pazzi simpatici, gente allegra, permalosa, insomma di
tutti i tipi, ma per me quelli veramente degni di nota sono due: Cianci e Ridi e Fiarzi.
Il punto di riunione è il Circolo dei
Ferrovieri rimasto in vita anche ora che di treni in Sicilia non esistono quasi
più, nel quale circolo i gestori si sono susseguiti molto spesso e che al
circolo stesso hanno dato un’impronta che, di volta in volta, ha identificato
l’aria che tira dentro.
Fiarzi è l’unico che nel circolo ha
resistito otto anni e in questi otto anni è successo di tutto.
1 - IL MORTO
Una sera dopo avere finito di lavorare arrivo al circolo e vedo Fiarzi che mi corre incontro:
Umbè Umbè mi devi fare un favore,
sono senza macchina e a Licata è morto un mio zio fratello di mio padre, che fa?
mi puoi accompagnare tu? Cinque minuti li saluto e torniamo.
Così lascia la moglie al bar e andiamo a
Licata.
Trovare dov’erano questi parenti è stata
un’impresa, poi finalmente in una stradina stretta troviamo la casa dello zio.
Lui scende, a me pare male e scendo con lui, ad accoglierlo i parenti e i cugini che appena lo vedono si mettono a piangere e abbracciano Fiarzi esclamando:
Stè! Stè! lu vidi!!!! murì u papa!!!! Stè pirchì murì??? pirchì???pirchì murì u papà????
Fiarzi allora tutto commosso stringe al petto il cugino ed esclama piangendo:
Turì
nun lu sacciu !!! avissitu a dumannari a lu dutturi, i nun lu sacciu pirchì murì.
Di ritorno da Licata commentava con me il fatto e rimarcava che il dottore era la persona adatta a sapere perché lo zio era morto
...No ca lu vulianu sapiri di mia...
2 - IL CAFFE’
Ore nove di una domenica piovosa.
Fiarzi e la moglie sono già da qualche ora al lavoro.
Fa freddo, poca gente, improvvisamente entra il maresciallo dei carabinieri e allora Fiarzi tutto ossequioso:
Marascià che ci posso offrire ?
No signor Fiarzi niente stia tranquillo…
No Marescià qualcosa se la deve prendere !!!
E va bene mi faccia un caffè!!,,
...Chi è un cafè !!!.. accussì picca?
Si signor Fiarzi un caffè va benissimo….
Allora rivolto alla moglie:
Lillì !!!!!..Faccinni dui ...
2 - IL CANE
Si parla di cani più o meno feroci e più o meno umani e allora Fiarzi racconta…
Mio cognato mi ha mandato un cane da Desio, mio figlio è andato a Desio e siccome ha la macchina grande lo ha messo nel cofano e l’ha portato.
Ma se lo vedessi ...chi cani è pari n’omu capisci tutti cosi però li cosi ci si debbono dire giuste.
Ieri n’campagna è venuto “Pataccheddra“ che mi doveva aiutare a scutulari ulivi, Minchia… appena ddru cane lu vitti se lo voleva rusicare. Pataccheddra ci diceva:
passi cca!!…passi cca .!!
Stu cretinu si stava faciennu muzzicare, sienti… a lu cani ca veni di Desio ci diceva passi cca … lu cani nasciutu a Desiu e iddru ca ci dici passi cca ….chi è cretinu?
Patacchè…. Non ci devi parlare così al cane guarda come si fa ...
Ostia né! sta zitto né ...non mordere il teron… sta zitto né!
Il cane solo allora capì e si zittì ….
Ma cuomu lu cani veni di Desio e iddru ci parla siciliano ncarcatu? come lo doveva capire l’armaluzzu.
4 - IL MATRIMONIO
Arrivo al Bar e trovo Fiarzi e altri due che discutono. Mi avvicino e il discorso verte su un matrimonio che la nipote di Fiarzi, una ragazzina di sedici anni, deve contrarre a giorni.
Stè…. Ma perché si sta maritannu ora to niputi??? Chi successi .... cosa????
Ma no! Si vogliono e si sposano.
L’altro interviene: Stefano non dire fesserie. Si stanno sposando perché la ragazza è incinta.
Ma no! Mia nipote incinta ma che dici!!! …quale incinta… a niente, niente... solo un po’…
5 - LA MUSICA
Il dottore Ciotta è un grand’uomo, padre di famiglia vero, uno che capisce e che quando può aiuta veramente.
Per esempio mio cognato Diego ci dovrebbe baciare le palle. Senti che ti racconto questa e poi mi dici se non è vero quello che ti dico.
Tu lo sai, mio cognato Giovanni buon’anima quello era un grande musicista, sapeva la musica ma aveva pure le scuole ma mio cognato Diego era pure musicista ma siccome mio suocero lo faceva lavorare sempre, di scuola non ne aveva che poi a scuola ci andò da grande.
Mio cognato Diego si doveva prendere la patente e andò a passare la visita da Guido Ciotta che era il medico sanitario.
Appena arrivò lo fece sedere e ci disse: Diego attuppati un occhio e leggi qua... che cos’è questa?
Mio cognato che non sapeva leggere ce lo disse:
Duttù io lo vedo quello che dice lei ma non lo so che cos’è perché non ho la littra….
Aspetta Diego che ora sistemiamo tutto…
Urlò: Gentileeeee!!!
Da un’altra stanza arrivò Vannillo Gentile, impiegato comunale e il dottore gli disse:
Vai subito dal maestro De Fabrizio e fatti dare uno spartito di musica come e gghiè.
Dopo un pò Gentile tornò con un foglio di musica. Allora Guido Ciotta prese il foglio, l’appizzò al muro e ci disse a mio cognato:
Che cos’è questa??????
FA - disse mio cognato
E questa?
SOL....
E questa?
RE.
A posto Diego! e ci dette il certificato ... che dici tu? non è un vero patre di famiglia??
6 - L’INFARTO
Era una brutta sera d’inverno, il lavoro al bar era stato particolarmente faticoso e il nostro Stefano si accingeva a fare le pulizie per poi andare a casa a godersi il meritato riposo.
Aveva appena messo mano a scope e secchielli quando all’improvviso avvertì un dolore lancinante al petto e sentiva che le forze gli venivano meno. C’erano ormai pochi clienti e la moglie dietro al bancone e allora Stefano chiamò:
….Lillì mi sientu mali!! Staiu muriennu!!
la moglie fu presa panico e allora i clienti che erano ancora lì lo adagiarono sul divano della segreteria.
Si lamentava poveraccio i dolori al petto erano terribili. Immediatamente si organizzarono i soccorsi, uno dei clienti andò al circolo dei galantuomini e il primo dottore che vide fu il dottor Ciotta.
Duttù Duttù… c’è Stefano ca si senti mali, sa ci va...
Il dottore si precipita e trova Stefano sul divano in preda a lancinanti dolori al petto.
Stefano che ti senti male???? Fu la prima domanda.
Si duttù mi doli tuttu lu piettu. Sa mi duna qualcosa pi farimi passari stu duluri ca staiu muriennu.
Il dottore lo visitò e disse che era opportuno portarlo in ospedale.
Intanto il dolore diventava insopportabile e allora Stefano con un filo di voce:
Duttù sa mi duna qualcosa ... sa mi fa na murfina pi sta minchia di duluri.
La cosa lasciò interdetto il medico che a sua volta rispose:
La morfina????? io te la farei Stefano. Ma dimmi come sei messo con il cuore???????
L’infarto era ormai un ricordo ma di tanto in tanto la visita di controllo bisognava farla per cui ecco il racconto dell’ultima visita fatta dal nostro Stefano presso l’ospedale di Canicattì:
Sono arrivato all’Ospitale alle sette di mattina, mi hanno fatto entrare subito ma per la visita ho aspettato fino all’una e dieci.
Finalmente mi visitano mi fanno il cardiogramma e poi mi portano in una stanza dove c’era uno strumento che si passava sul petto e i medici vedevano fino allo stomaco.
Mentre mi passavano questa cosa sul petto il dottore diceva minchia… minchia… la cosa mi preoccupava perché il medico mentre diceva minchia tistiava con la testa a allora ci domandai:
Duttù c’è qualcosa che non va?????
No Fiarzi lei ha un cuore perfetto, questo cuore a lei ci durerà tutta la vita!
8- IL COCKTAIL
Sai Umberto a me mi devono solo insegnare a leggere e scrivere, tutto il resto io lo so fare.
Tu lo sai che a Torino lavoravo alla Fiat e facevo il collaudatore della pressione delle gomme, e niente ti dico più… per farti capire che tipo sono.
Al bar io non avevo mai lavorato ma dopo un’ora e un quarto…un’ora e dieci... già avevo capito tutto, e faccio tutte le cose come non le sa fare nessuno.
Io per fare il caffè ci metto il caffè nel braccio e ammacco il bottone e viene un caffe che così buono lo so fare solo io.
E poi ...faccio un coccotello alla fragola che veramente è proprio una mia specialità. Prendo un po’ di Coca Cola, ci metto lo Gin e una fettina di limone, lo arrimino e mi viene un coccotello alla fragola che tu non te lo immagini, te lo devo fare assaggiare.
9 - I GEMELLI
Io lavoravo alla Fiat e ci andavo quasi ogni giorno… quasi, perché facevo pure le notti….
Ero responsabile del collaudo della pressione delle gomme, un incarico di grande responsabilità perché le gomme sono importanti e dovevo controllare tutte le macchine che uscivano.
Stavo a Moncalieri e viaggiavo quasi ogni giorno perché, come ti ho detto, facevo anche i turni di notte per cui viaggiavo giorno e notte.
Abitavo a Moncalieri in una casa con due appartamenti, in uno ci stavo io e nell’altro una famiglia per bene della mia stessa età e il marito mi voleva bene come un figlio.
Qualsiasi cosa cucinavano ce la portavano per assaggiare, insomma veri amici che mi hanno aiutato molto.
Avevano due figli, due gemellini che erano una meraviglia simpatici, ma simpatici!!! Un maschietto e una femminuccia... che ora saranno grandi, all’epoca il maschietto avrà avuto quattro anni e la femminuccia che era più piccola avrà avuto che sò ...due anni e mezzo.
10 - L’ASSEGNO
Quando sono arrivato a Torino ho subito cercato lavoro e l’ho trovato presso una ditta che costruiva metalmeccanici di tutti i tipi: finestre, porte blindate, cancelli, un po’ di tutto.
Il padrone dopo due giorni ha preso stima di me e mi trattava coi guanti gialli perché lì tutti al lavoro ci dovevamo mettere i guanti. Mi voleva bene come un fratello anche se era anziano e mi portava sulla punta delle dita.
Lavora oggi e lavora domani col tempo le cose ci andarono male e la ditta chiuse per fallimento.
Io avanzavo due mesi di lavoro e le riserve stavano per finire e tu capisci che con una famiglia da mantenere la cosa non era bella.
Ero rassegnato e stavo pensando a che cosa dovevo fare e mi arriva una telefonata:
Pronto Fiarzi vieni subito a casa mia che ti devo parlare…. Era il padrone che voleva parlare con me…
Arrivo a casa sua e il padrone mi dice:
Fiarzi degli altri non me ne importa un cazzo ma a te non ti posso fottere perché sei il mio migliore amico…tieni questo assegno ci sono i tuoi stipendi arretrati …però per favore prima di scambiarlo lascia passare quindici giorni e poi lo scambi.
Mi veniva da piangere tanto che ci ho detto:
Se ti servono te li puoi tenere se ti posso aiutare lo faccio con il cuore
ma lui mi mise l’assegno in tasca mi baciò sulla fronte e mi accompagnò alla porta.
Ero contento però. Avevo l’assegno ma i soldi cominciavano a scarseggiare, erano passati tredici giorni e ancora non potevo scambiare l’assegno.
Ero a casa e parlavo con mia moglie un po’ ad alta voce, quando Ambrogio, il mio vicino di casa, sentì e bussò alla porta.
Fiarzi cosa c’è? Cosa posso fare per te?
Non dimenticherò mai questa persona che mi ha aiutato e mi voleva bene come un figlio, allora gli raccontai la storia e gli dissi che avevo l’assegno ma non avevo più soldi.
Quando si dice l’Angelo custode…quello che ha fatto come si può dimenticare... .
E così mi dice:
Stefano scendi davanti alla porta che c’è la fermata dell’autobus, prendi il N° 52 che ti porta in corso Unione Sovietica, lì c’è la banca San Paolo. Entra dentro la banca, vai allo sportello e presenta l’assegno per scambiarlo.
Gli sarò grato tutta la vita, neppure i fratelli avrebbero fatto questo per me….
Comunque arrivo alla banca c’era il cassiere che mi dice:
cosa desidera???
Io ci dò l’assegno, mi ha guardato, ha voluto la carta d’identità poi ha guardato me e mi ha detto:
signor Fiarzi (quindi il mio nome lo sapeva) firmi qua!
Sono tornato a casa contento, sono andato dal mio vicino di casa, l’ho ringraziato per quello che aveva fatto per me: una cosa di questa non si può dimenticare, nessuno avrebbe potuto fare una cosa di queste per me, neppure mio fratello.
Sono poi andato a comprare due regali per i loro gemellini e ancora oggi ci scriviamo e ci telefoniamo sempre.
11 - IL FRATELLO
Mezzogiorno d’estate sole caldo e tutti in cerca di ombra per ripararsi dal sole cocente.
All’ombra di un albero della piazza siamo in quattro: io, Fiarzi, Miniddru Delongi (del quale parlerò in seguito) e il direttore della banca che cercava refrigerio fuori perché si era rotto il condizionatore del suo ufficio e riceveva i clienti fuori, all'ombra sotto l’albero.
Si discuteva di uva Italia, quando si avvicina a questo gruppetto un’altra persona, il dottore Riolo proprietario terriero.
Saluta e si rivolge a Fiarzi:
Signor Fiarzi…. che è lei che ha il trattore e fa pulizie in campagna? No dottore è mio fratello Gaspano.Gaspano???? E cu è?? Come non conosce mio fratello, quello del trattore?? Non lo conosco, mi faccia capire.
Allora tutti a spiegare più o meno come identificare il Gaspano ma i risultati non erano soddisfacenti per cui ad un certo punto il Fiarzi esclama:
Fermi tutti che ce lo faccio capire io.
Duttù lei lo ha conosciuto a mio padre????? No veramente ...!!!!! e a mia madre l’ha conosciuta?????? NO!!!veramente ....Si ricorda che in via Milano prima di arrivare al bar Termini ci stava una signora anziana che si sedeva sempre davanti la porta e ricamava?????? Si forse a questa me la ricordo Bene allora è semplice... mio fratello Gaspano è il figlio di quella signora!
12 - IL BOLLO
Questa è la curiosa storia di un tassa automobilistica non dovuta e ma reclamata dal fisco.
Il nostro rientrò definitivamente da Torino portando con se una Fiat 128 che poi usava regolarmente a Campobello.
Lui abitava in un condominio di proprietà dei Fratelli Termini che commerciavano, marmi e in questo condominio piano interrato ad uso garage condominiale.
Una terribile notte, non si sa come, anzi si sa ma io evito di parlarne, si sviluppò un incendio che praticamente fece piazza pulita di quasi tutte le auto che erano in garage e tra queste quella del nostro Stefano.
Il colpo fu duro anche per questioni affettive, la macchina, essendo targata Torino, gli ricordava una parentesi importante della sua vita e per questo il nostro Stefano stentò a prendere atto della realtà.
Riavutosi del colpo subìto iniziò a fare le cose che in questi casi si fanno, e cioè la denunzia ai carabinieri, la cancellazione del veicolo dal Pubblico Registro Automobilistico e tutte le altre pratiche del caso.
Espletati questi adempimenti si diede da fare per acquistare un’altra macchina.
Il tempo passò, ma dopo due anni arrivò un’amara sorpresa sotto forma di una raccomandata con l’intimazione a pagare l’importo dovuto per il bollo dell’auto distrutta.
Non la prese bene il nostro e, consigliato da Santamaria, Presidente del Circolo dei Ferrovieri, telefona al PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per chiedere spiegazioni.
L’impiegato con cui parla fa delle domande e dice a Fiarzi di inviare di nuovo la documentazione per provvedere alla cancellazione.
Fiarzi fa di nuovo quello che c’era da fare e torna contento per avere risolto il problema.
Ma. puntualmente, l’anno dopo gli arrivò di nuovo la tassa da pagare.
Non si dava pace, era arrabbiato per come le cose andavano in Italia e allora riprese il telefono e richiamò l’ufficio,
Pronto PRA!? Sono Fiarzi. Si puo sapere perché mi avete rimandato di nuovo la tassa da pagere????
AH Signor Fiarzi mi deve scusare ora provvedo immediatamente ad aggiustare tutto, la prego non si arrabbi, per favore. (almeno questo è come la raccontava lui)
Soddisfatto Fiarzi tornò a casa contento di avere di nuovo risolto il problema e per un anno si scordò della tassa sulla 128 arsa viva.
Passa un anno e puntuale la sciagura si abbatte sul malcapitato che a questo punto maledice tutto e tutti. Ecco il suo racconto:
Nou ci vitti cchiu di l’uocchi. aggarrai il telefono che quasi quasi lu sbranava e telefono come una bestia:
...Pronto PRA? ...
...io non ho detto più neppure mezza parole, piglia quello mi risponde
...AH è lei signor Fiarzi!? ... la prego mi deve scusare a un momento vado a scancellare tutti cosi …. ancora quel signore trema di come mi ha visto arrabbiato e così si chiuse la cosa.
13 - IL VENTO
Sai Umberto io di tipi strani ne ho conosciuti tanti a Torino specialmente ce n’erano di tutti i tipi e io ormai basta che a una persona la vedo, la squadro tutta e subito so chi è e se la guardo bene indovino pure che lavoro fa, se è sposato, se ha figli e se fa le corna alla moglie. Tu lo sai che a me mi devono insegnare solo a leggere e scrivere .
A Torino con me lavorava un palermitano si chiamava Li Greci Salvatore e lo chiamavamo Totò. Lui aveva una specializzazione in gonfiaggio ruote e io invece collaudavo la pressione. Era uno strano e forse un po’ senza cervello.
Una mattina si presenta al lavoro con la testa rotta, ci aveva un buco che tu neppure te lo puoi immaginare. Io ci ho domandato che minchia gli era successo e lui mi disse che ci aveva caduto dallo stipo una bottiglia di olio in testa e che se l’aveva rotta.
Ma io ...che sono un figlio di bottana, l’ho capito che si aveva sciarriato n’famiglia e lo avevano abbuscato giustu..
Iammo che questo Li Greci sentiva freddo, tremava come una foglia e io ci dissi:
che hai Li Greci che senti freddo???
Sientu friddu Stè o lu fa o lu sientu iu.
Siccome lì con i riscaldamenti faceva caldo, ho capito che c’era qualcosa che non andava, e ho capito pure cosa non andava.
L’ho chiamato e ci ho detto:
Li Greci vieni qua
...Avevo capito che, siccome lui era uno specializzato nella pressione di aria, quando gonfiava le gomme prima che io li collaudavo, faceva un vento della malora quando finiva di gonfiare, e allora il vento che lui creava ci entrava dal buco che aveva in tesa e a zico zaco ci attraversava tutto il corpo e .. per forza doveva sentire freddo.
Allora ho preso un poco di cascame e col nastro adesivo ce l’ho messa in testa e ho coperto il buco e così a Li Greci ci passò il freddo. Le cose, caro Umberto, bisogna capirle e a tutto c’è rimedio.
14 - IL COMIZIO
Io sono uno che la politica la capisce. Te l’ho sempre detto che a me mi devono insegnare solo a leggere e scrivere. Io ho sbagliato mestiere, dovevo fare l’onorevole perché ho la capacità.
Io seguivo sempre l’onorevole Giglia e non posso mai scordare un famoso comizio quando si affacciò al balcone della Democrazia Cristiana e disse proprio cosi, me lo ricordo come se fosse ora ...Lui disse tante cose di politica e poi all’ultimo, siccome era un figlio di bottana come me, disse:
Cittadini se sarò eletto vi toglierò le tasse e darò il posto a tutti, avrete ognuno la casa popolare col giardino, non vi faro pagare la luce e la spazzatura, se no…??? ... ... ....
Poi con me si è comportato bene, agli altri li coglioniava, ma quando ci sono andato io per il posto subito ha capito con chi aveva a che fare e a me non mi poteva prendermi per il culo, e quando ci dissi:
Onorè…. Mi deve dare un posto...
lui mi rispose:
Stefano tu devi andare a Torino a lavorare perché tu hai la capacità. Vai a Torino e vedi che ti troverai bene.
Io ho ascoltato quello che mi ha detto e sono emigrato a Torino andando a lavorare alla Fiat. Mi sono trovato bene e devo ringraziare quel santo uomo dell’onorevole.
15 - LA BOTTANA
Tornato da Torino dopo qualche mese mi sono sentito male, mi faceva sempre male la schiena che non mi potevo arriminare.
I medici a Campobello mi dicevano che era attrosi ma io siccome sono figlio di bottana ho detto che una visita la dovevo fare a Palermo.
Ho telefonato a un amico che mi ha prenotato una visita dal dottor Taglieri che era specialista e ci sono andato.
Mia moglie c'è voluta venire e abbiamo preso il treno e ce ne siamo andati a Palermo.
Siamo arrivati alla stazione che erano le nove di mattina mentre la visita era a mezzogiorno e così ci siamo messi a girare in via Roma a guardare i negozi.
Ci siamo fermati al bar a prendere un caffe e mia moglie mi fa :
Stè c'è unu ca mi talìa. Chi voli chistu?
Mi giro e vedo a uno con un cappello nero, la giacca bianca, i pantaloni neri, un fasciacollo rosso al collo e un fazzoletto giallo al taschino, con mocchino con la sigaretta accesa un bel paio di baffi belli lunghi e ci ho detto a mia moglie:
Non ci fare caso.
Ma mia moglie insisteva:
Stè chistu mi talìa ancora...
allora non ci ho visto chiù dagli occhi e ci sono andato, deciso a tirargli il collo.
Arrivo da lui e mi sono accorto che era una persona per bene, lui si è spiegato e io ho chiuso la questione.
Torno da mia moglie e gli dico:
...a niente... niente...
e quella
ma chi ti dissi? pirchì mi taliava?????
A nenti... nenti... Lillì ha sbagliato …ti aveva scambiato per una bottana....
16 - LA POESIA
Mio cognato Giovanni oltre a essere un grande suonatore di clarinetto era un grande poeta, figurati che si era innamorato della figlia del maestro Pinnone che non la faceva uscire mai e mio cognato ci andava a passare sempre sotto la finestra perché quella donna gli piaceva.
Tanto si era innamorato che ci fece una poesia. Ora, dopo che è morto, questa poesia l’ho avuta io tra le mani perché lui l’aveva conservata. Anzi ce l’ho qua nel portafoglio. Aspetta che te la faccio leggere di quanto è bella ma vero ...quello era un poeta.
Trascrivo integralmente:
Mi è bastato guardarti da lontano
Per capire che eri la donna della mia vita
Mi è bastato guardarti da lontano
Per capire che ti avrei amata per sempre
Mi è bastato guardarti da lontano
Per immaginare la tua bellezza
Mi è bastato guardarti da lontano
Perché il mio cuore si commovesse
Mi è bastato guardarti da vicino
Per capire che da lontano non vedo un cazzo
17 - IL CLIENTE
T’avissi a cuntari cosa mi capitò per la festa della Madonna. C’è d’arridiri vero….
Perciò. Sono venuti tre frostieri e si sono seduti al tavolo fuori, e mi ordinano tre caffè.
Ci faccio i caffè e ce li porto al tavolo ma appena prendo il primo dalla guantiera mi scillica il piede e un caffe è caduto tutto addosso al frostiere.
Mi sono mortificato lo volevo pulire ma lui stesso che era un vero signore cercò di non mi fare mortificare e mi disse:
non si preoccupi sono cose che possono capitare a qualsiasi cretino
…poi si pulì col fazzoletto e se ne andò. Un vero signore.
18 - LA LIBERTA’
Mattinata di sole, primavera inoltrata ore 10,30 del mattino il bar è ancora chiuso.
Tutti lì a chiedersi cosa fosse successo, ma poi a poco a poco ognuno richiamato dal proprio dovere, rinuncia all’idea del divertimento e torna alle proprie faccende, ferma restando la curiosità di sapere cosa fosse successo.
Ore 15 puntualmente il bar apre e, ad ognuno che chiedeva spiegazioni per la mattina il nostro Stefano non rispondeva, non dava confidenza a nessuno.
Solo a me strizzò l’occhio come per dirmi …poi ti racconto.
Erano circa le nove della sera e stavo facendo ritorno a casa dopo la partita a scala quaranta e Stefano mi chiama e testualmente mi racconta:
Oggi sono stato in carcere a Palermo con mia nipote Rita che ha il marito carcerato a Palermo perché ....sai succedono cose che magari ...… Insomma il marito che è di Canicattì si chiama Ciavola è stato condannato per omicidio a ventiquattro anni. Ora è quasi quattro anni che è inchiuso e mia nipote poverina che è giovane ha trovato uno che la vuole e anche a lei piace
Però vuole fare le cose in regola, perché la legge ce lo permette e ha voluto andare a trovare il marito per chiedergli la separazione in modo di sistemare la cosa.
Ora povera ragazza ce lo voleva dire ma non sapeva come e mi ha detto se ci potevo venire io a Palermo per parlarci con lei e chiarire tutto.
Io a mia nipote ci ho detto: non ti preoccupare che tuo zio Stefano sistema tutto.
Abbiamo avuto il colloquio e mia nipote mi disse: zio spigacelo tu ad Angelo e ci dici le cose come stanno.
Io quattro parole ci ho detto.
Angelo la situazione è così...
Allora è intervenuta mia nipote e gli ha detto:
a me è capitato questo, perciò ti dò la libertà, ti lascio libero e poi ognuno per se e dio per tutti.
19 - IL GATTO NERO
Umbè.. ti devo portare in campagna. Ora l’ho fatta bella e appena ci faccio la casa io al paese non ci vengo più. In campagna ho un cane che me l’hanno portato da Desio che è meglio di un uomo, e poi un gatto che è sarbaggio non si fa toccare e pare che sia lui a fare la guardia. E' nero e bello grande, sai quando viene qualcuno che non ci quadra lo guarda male .....lo guarda in cagnesco.
Minillo Delongi ex ferroviere, aveva sempre aspirato a fare il capo stazione, fino a quando, arrivato alla pensione, dovette desistere dal coltivare quel sogno.
Era un assiduo frequentatore del circolo, convinto che la Coca Cola fosse la resina della pianta di coca, … COCA …cola ... e cultore esimio della lingua italiana, un giorno parlando con me chiese cosa significasse la parola "culminare".
Fortunatamente ebbi l’intuizione giusta e dopo una disquisizione alquanto erudita gli dissi che ero sicuro che la parola "culminare" significasse l’uso di supposte esplosive, molto efficaci nelle infezioni di stomaco in quanto la deflagrazione otteneva il risultato di uccidere i microbi o l’eventuale virus causa del malanno.
Alla discussione intervenne pure il nostro Stefano il quale incantato dal potere miracoloso del farmaco e dalla bontà delle mie spiegazioni si convinse a tal punto che dichiarò al Delongi che il medico a lui le aveva prescritte e che funzionavano veramente.
Alla mia richiesta di riferire cosa avesse provato usandole, rispose che dopo qualche minuto dall'introduzione della supposta aveva sentito all’interno dello stomaco un piccolo boato e aveva notato un miglioramento istantaneo. Era talmente suggestionato che si autoconvinceva delle cose che diceva e credeva veramente di averle vissute.
Minillo Delongi restò scioccato: non aveva mai sentito parlare di questi portentosi rimedi e archiviò nella memoria la discussione.
Passo qualche mese, un giorno trovai i due che stavano parlando in maniera animata, e Delongi diceva a Stefano che il medico prima di dargli le supposte esplosive per il suo mal di stomaco preferiva provare uno sciroppo a base di antibiotici.
Non ci fu verso. Delongi chiese a Stefano se ricordasse il nome delle supposte esplosive, al che io intervenni dicendo di sapere che le supposte in oggetto si chiamavano "RECTOBOOM”
Delongi si recò presso la farmacia Smeraglia e chiese una confezione di RECTOBOOM.
La farmacista consultò il prontuario al computer e non trovando la medicina pensò che Delongi avesse sbagliato nome e lo invitò ad andare dal medico a farsi fare la ricetta. Delongi quindi andò dal dott. Paolo Santamaria e, dopo avere aspettato il turno, parlò con il medico del problema che lui aveva.
Ci ritrovammo nel pomeriggio al bar e io chiesi come fosse finita con le supposte.
E così Delongi mi raccontò le perplessità del medico: un simile prodotto pare che, tra gli effetti collaterali, provocasse nella flora batterica un esodo di massa della stessa a causa del bombardamento e che fosse causa di emigrazioni da un organo all’altro producendo lutti e profughi nella stessa flora.
Stefano non era molto convinto ma dovette ammettere che dopo l’uso culminante delle supposte, in realtà aveva sentito degli strani spostamenti all’interno dello stomaco.
Dopo questo piccolo episodio ho sentito il dovere di dare un qualche fondamento culturale sia a Stefano che a Minillo Delongi per cui dopo qualche mese di duro lavoro si può affermare che la cultura e il vocabolario di entrambi si sono molto arricchiti di parole e di significati.
Sicuramente tutti e due ormai hanno chiaro il significato di tante parole per esempio:
ABBATTERE: Classica risposta di una prostituta alla quale si chiede dove stesse andando
ANALOGICO : Culo intelligente
ANATOMICO : Culo radioattivo
ASSILLO: Scuola materna Sarda
BISCAZZIERE: Persona sessualmente molto dotata.
CERBOTTANA: Femmina di cervo di facili costumi
CIAMBELLANO : Che ha il più bel culo del reame
CULTURISMO: Viaggio di piacere di una supposta
FEDINA PENALE: Piccolo anello per il pisello
COLONIA PENALE: Profumo per il cazzo
FREGATA: Nave sottratta al nemico
RIMEMBRARE: Dicesi di operazione che contempla il riattacco del pene
STRAFOTTENTE: Rubacuori, sciupafemmine
Potremmo andare avanti e nel caso foste interessati richiedetemi il numero telefonico dei due che ne sanno più di me.
21 - IL VIAGRA
Al circolo solite discussioni. Delongi dà carte e Fiarzi ascolta:
Stefano …perché non lo devo dire? ...io ogni tanto il Viagra me lo piglio e ti dico che funziona.
Fiarzi:
Lo devo comprare, ma come si prende?
Intervengo io e dico a Fiarzi:
Il miglior modo è quello di metterlo nei cibi. Io lo metto nel minestrone di verdura Findus che compro al supermercato e lo lascio cuocere insieme. Ti consiglio di fare così.
Zirafi così comprò il Viagra e dopo qualche giorno mi chiamò e mi disse che la minestra era immangiabile.
Mi toccò spiegare scientificamente il perché ….l’ho convinto che i piselli del minestrone erano rimasti duri a causa del Viagra e quindi immangiabili.
Ho pertanto consigliato di cuocere i piselli a parte.
22 - LA CARTOMANTE
Racconto di Minillo Delongi:
Appena assunto alle ferrovie mi mandarono a lavorare a Reggio Calabria a fare manovre ai traghetti, un lavoro pesante e faticoso, di notte, di giorno, insomma la cosa era grave.
Avevo trovato casa a Reggio Calabria e mi raggiunse la famiglia, all’epoca avevo una moglie e un figlio. Mia moglie era disperata che non ci voleva stare, e io feci domanda di trasferimento.
Passo un po' di tempo e non avevo risposta, allora un mio collega mi consigliò di andare da una cartomante bravissima che mi avrebbe saputo dire se mi avrebbero trasferito e tutte la altre cose che volevo sapere.
Mi feci dire dov’era e ci andai.
Era una casa a piano terra. Arrivai davanti la porta e bussai con la mano chiusa, allora sentii una voce dall’interno che diceva :
...Chi è ....
Mi mancò subito la parola, e me ne andai subito senza entrare.
Ma come!!!!!!!!! una cartomante brava se ci va uno che bussa e lei ci dice ….Chi è ... Chi è ... che cartomante è????? Se non sa neppure chi sono
Una brava per davvero avrebbe dovuto saperlo, e da allora non ho più fiducia nelle cartomanti.
23 - L’INSONNIA
Certo che dopo una giornata di lavoro, che uno si fa il mazzo così poi arrivo che mi vado a corcare e non dormo. Chi t’inni pari?????
Stefanù devi andare dal medico, lo dici a lui e vedi che la cosa si sistema.
Riprendiamo il discorso dopo un po' di tempo e Stefano mi racconta com’è finita.
Il medico mi ha dato una medicina che faceva schifo fino a guardarla, e ne prendevo 20 gocce ogni sera prima di andare a letto.L’ho prese per una settimana e poi non l’ho prese piùMa lu sienti ca mi procuravano sonnolenza!!!!!!E poi mia moglie leggendo la carta c’era scrittu: usare ripetutamente per danni seri!!!
24 - LE NOCCIOLINE
Ogni volta che mi finiscono le noccioline americane, ho un problema grande quanto una casa.
Li vado a comprare alla Coop e per trovarle ogni volta lo devo chiedere alla signorina .
25 - LA PRESENTAZIONE
Buongiorno signor Fiarzi. Io mi chiamo Maria. Molto lieta.
Buongiorno a te - porgendo la mano,- io sono Stefano... se non ti fa schifo!
E, in ultimo, scrive Umberto:
26 - LE POESIE DI CIANCI E RIDI
E infine vi voglio regalare un momento di grande arte, un‘emozione che solo i grandi poeti come Dante, Carducci ed altri di questo calibro possono regalare, una poesia eccelsa che si èleva fino a diventare un’ode alla lingua, al pensiero, ai sentimenti:
TORENTE
Io sento il mormorio della mia mama
Lo sento sempre lì e non vedo niente
Lo rassomiglio tanto ad un torente
Io sento l’acqua che va giù vicina
Come lo scarico ch'è nella cucina
Ci dico ROOOOOOOO ...lo senti dico a te
Quell’acqua non la metter nel caffè
Io sento i pesci che giocano felici
In compagnia di tanti loro amici
E ci spotassi 'n faccia al pescatore
Che cerca di pigliarli: senza core!
Mi specchio io in quell’acqua benedetta
Come in stazione a Caltanissetta
Se guardo bene mi vengono le doglie
Quando mi pare di vederci mia moglie
Ci mando il mio messaggio…. mio d’amore
Che porto sempre chiuso dentro il cuore
E poi vi dico ..non è cosa rara
Che il cuore mio racchiude Donna Sara
Quella mi guarda coi suoi occhi belli
Con gli occhi commigliati dai capelli
È come se io andassi in mezzo al mare
Con tutti gli occhi la vorrei baciare
Questo torente bello e profumato
Quante disgrazie a me mi ha procurato
Mi ha fatto immaginare cose belle
Compresa la frittura di “”patelle””
Cianci e Ridi
EL ALAMEIN
Comme te chiami tu? te chiammi ammore
Ma io nun sacciu quale è lu to cognome
Forse lu tiempu è assai ed è già passato
E lu cognome ti lu si scurdato
Ora è venuto u tiempu e te spusare
E lu cognome me lo devi dare
Che t'aggia dì? che nn'aggia ffà di tia?
Non è che posso annà nna polizia.
Quanto si bella tu, quanto si cara
Lu nome tua ha la bellezza rara
Senza cognomme nun si ottieni niente
La gente po’ pinsari: è na fetente.
L’ho detto a la tua mamma e to papà
E m’hanno detto ca ciann'a pinsà
Ma io lu sientu ca si sempre viva
Mi veni di pinsà a coperativa.
Quantu si onesta e china e sentimientu
Pari ca nascisti dintra a nu commentu
Io te voglio spusà bellezza mia
Dimmi comm’aggia fà p’aviri a tia
Cianci e Ridi
COLOMBELLA
Colombella …Colombella
Forse è stata tua sorella
Colombella
Tu che l’uovo fai a Maggio
Tutto pieno di formaggio
Colombella
Dimmi perché t’hanno ammazzato
Dimmi tu dove sta
Stu disgraziato
Forse egli è gia emigrato
In Argentina
Come fanno i rondine
A primavera
Cianci e Ridi
27 - LETTERA DELLA S.I.A.E.
Per comprendere meglio questa lettera che Umberto riporta , forse al lettore potrà essere utile una lettura alla storia pubblicata in questo stesso Blog in un post precedente che potete, se volete, rileggere cliccando qui: Il Maestro Chianci e Arridi
(nota del curatore)
Gentilissimo Maestro Cianci e Ridi
Avendo ultimato la pratica relativa ai conteggi per i suoi diritti d’autore quale conduttore del “ Notturno Europeo” alla presente allaghiamo biglietto della Banca D’Italia di lire italiane 500 a saldo sue competenze per il periodo Giugno 74 dicembre 75.
Competenze maturate L. 36.000.000.000
Ritenuta d’acconto L. 11.500.0000.000
ILOR L. 9.500.000.000
IVA L. 10.000.000.000
Cassa pensioni per cantautori L. 5.000.000.000
Mancia all’usciere per fare la raccomandata L. 999.999.500
Francobollo L, 130
Suo avere L. 370
Biglietto allegato L.500
La S.V è pregata di volere effettuare vaglia telegrafico di L. 130
Alla Direzione SIAE di Milano Via delle Imposte N°23 Milano
All’attenzione del sig: Sanguisuga Roberto.






























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