sabato 16 maggio 2020

Il Maestro Chianci e Arridi

Il personaggio di cui parlo in questo articolo, pur se minore, ha lasciato un segno.
Ancora oggi c’è qualcuno che, con un sorriso, canta le sue canzoni surreali. 
E cosa sperereste di più per voi stessi se non lasciare un sorriso a chi si ricorda della vostra esistenza?
Non è per deridere i deboli che racconto di questi personaggi ma perché, a pensarci bene, sono usciti, a modo loro, dall’anonimato, dal peso enorme della mediocrità e delle convenzioni sociali.
Nulla è più noioso di una persona che segue sempre le regole, si conforma alla maggioranza, non osa mai tentare nuove vie, anche sbagliando. 
Non sono costoro che arricchiscono l’umanità, ma i sognatori, gli audaci, i folli.
Rosario Miceli, che si autodefinì il Maestro Chianci e Arridi, era un sognatore. Era convinto di essere un grande autore di canzoni e il suo sogno era di approdare alla televisione e, chissà, magari a Sanremo.

Il Maestro Chianci e Arridi


Compose alcune canzoni che noi ancora cantiamo nelle riunioni familiari e di una di queste strambe canzoni, la più famosa, riporto in calce il testo completo (almeno come lo ricordo io): La Canzon Tirami Lu Pé!
Per questo suo sogno, fu oggetto di molte burle ma non si trattava di cattiverie o canzonature. 
Tu deridi o irridi la persona presuntuosa, ignorante e irrispettosa degli altri. Quando hai davanti un ingenuo sognatore, non puoi essere cattivo se solo hai un minimo di umanità. E infatti gli scherzi di cui fu oggetto il maestro non furono mai cattivi. Erano anzi volti a renderlo più contento e felice.
Certo lo illudevano, ma non si arrivava mai a godere della crudeltà di rivelare a Don Chisciotte l'amara realtà, semmai si alzava la posta ancora di un gradino.
Questi scherzi, assolutamente bonari e innocui, in genere, si svolgevano al Circolo dei Ferrovieri.
Ne ricordo uno in particolare che durò molto a lungo e con varie puntate e colpi di scena. 
Uno degli animatori e ispiratori di molti di questi “giochi” era il solito mio zio Umberto anche perché aveva un rapporto privilegiato con il maestro, giocando spesso a carte allo stesso tavolo. Si era conquistata la sua più totale stima e incondizionata fiducia nonostante le balle sempre più grosse che gli sparava e sulla cui autenticità lo schietto Maestro sembrava non avere alcun dubbio.
Sempre puntando sul sogno del Maestro di approdare in TV con le sue canzoni, Umberto e molti altri lo convinsero a registrare una cassetta (allora erano questi i mezzi a disposizione), quella che oggi chiameremmo una  demo da mandare a TV e radio.
Per cui dopo vari preparativi si allestì alla buona uno studio di registrazione improvvisato, credo proprio al Circolo Ferrovieri e cominciarono le prove. 
Ovviamente si provò per diversi giorni: c’era da sistemare l’arrangiamento, da trovare chi accompagnava il Maestro con qualche strumento musicale e tante altre faccenduole di questo tipo.
Alla fine credo che fu proprio mio zio Umberto ad accompagnare il canto del Maestro con la sua chitarra. Si incise il tutto su una musicassetta e si decise di mandare tutto alla RAI, alle nascenti emittenti di Berlusconi e a tutti quelli che potessero servire allo scopo.
Anche qui ci fu una lunga discussione sul testo della lettera (a volte sembrava il set del film di Totò quando detta a Peppino la famosa lettera sulla morìa delle vacche…) e anche su chi fosse il miglior destinatario.
Alla fine quella lettera si scrisse (sarebbe bello averne il testo perché era esilarante) e furono scelti i destinatari (dal Presidente della Repubblica in giù). 
Incaricato di fare le copie e di spedire fu sempre Umberto che ovviamente impiegò mesi per espletare il suo compito: per molto tempo fu rotta la fotocopiatrice, poi Pacalì non aveva i francobolli giusti, poi non si riusciva a duplicare le cassette insomma tutte manovre diversive per perdere tempo e prolungare il gioco.
Nel frattempo sorsero altri problemi, anche di tipo legale, che bisognava risolvere prima di rendere pubbliche le opere del Maestro.
Ad esempio la questione dei diritti SIAE. Occorreva iscriversi alla Società deli Autori e per farlo c’era bisogno di fare dei versamenti e di sostenere un esame. Il Maestro però non voleva proprio saperne di sganciare anche una sola lira, e allora i più volenterosi si proposero di anticipare loro tutte le spese in cambio di una percentuale sui futuri diritti d’autore. Anche qui la trattativa fu lunga ed estenuante… Non ricordo come risolvettero la questione dell'esame per autore.

Umberto

Finalmente, dopo che fu passato tantissimo tempo dall’incisione delle cassette, le lettere furono spedite da Umberto per raccomandata, con ricevute di ritorno autenticamente false, ma anche palesemente false, cosa di cui il Maestro non si preoccupava minimamente.
E così trascorse ancora altro tempo per aspettare le risposte. Ed era tutto un aspettare e un chiedere.
Il Maestro chiedeva a Umberto se c’erano novità dalla RAI, e tutti gli altri chiedevano (farabutti!) al Maestro se c’erano novità (ben sapendo che non ce n’erano). Chi conosce Umberto può solo immaginare le scuse che si inventò per giustificare il ritardo nella risposta: lotte interne alla RAI, cruente battaglie tra i vari canali RAI per assicurarsi l'esclusiva del maestro, agenti di Berlusconi a spiare le offerte che avrebbe fatto l'azienda di stato per poterle superare. Insomma tutte le storie più inverosimili possibili e che il nostro eroe trangugiava avidamente, sicuramente più contento del loro svolgersi che non della noiosa quotidiana realtà.
Ad un certo punto, visto che il ritardo nella risposta si prolungava, cominciò a farsi largo l’ipotesi di un complotto mondiale contro il maestro.
Si cominciò ad insinuare infatti il dubbio che qualcuno stava speculando sulle sue opere.
Bisognava assolutamente indagare se fosse stato trasmesso da qualche radio o tv nel mondo un qualche brano del Maestro.
Così ogni giorno arrivavano notizie da parte di qualcuno che giurava di aver sentito La Canzon Tirami lu Pé sulla radio bulgara, chi a Capodistria, chi a radio Londra. Ci furono poi diversi disposti a giurare di averla sentita su una delle TV di Berlusconi, allora appena messe in piedi. Insomma c’era ogni pomeriggio, quando si rientrava dal lavoro, di che parlare in piazza e il Maestro era al limite della sopportazione. Qualcuno disse che aveva consultato un avvocato e che questi gli aveva detto che, senza prove, non si poteva far causa a Berlusconi, alla RAI e a nessun altro. Bisognava coglierli in flagranza!
E la flagranza arrivò. Tutto era stato minuziosamente (mica tanto, veramente) predisposto: il Circolo di Cultura aveva una vecchia radio. Dietro questa radio fu nascosto alla meno peggio, un registratore con dentro la cassetta della famosa registrazione spedita a tutto il mondo e preceduta da una presentazione tipo programma radiofonico. Fu avvisato il Maestro del misfatto che si stava compiendo e questi si precipitò, E così, coram populo, fu ascoltata alla radio, gracchiante, la canzone del Maestro. C’era davvero una folla notevole al circolo, che si accalcava e che confuse le già scarse idee del maestro: chi si complimentava, chi voleva autografi, chi rivendicava percentuali, insomma un vero caos.
Quando si ristabilì la calma, il solito Umberto ricapitolò la situazione. Ormai li si aveva in pugno. E adesso bisognava chiedere i soldi. Bisognava affidarsi ad un avvocato. Non so se fu trovato davvero un finto avvocato o solo un portavoce altrettanto falso. Il fatto è che si continuava a passare il tempo con quella situazione e adesso c'era da affrontare la questione di quale cifra chiedere. Ci si accordò per 100 milioni di lire. E partì l’ennesima raccomandata.
Passò ancora del tempo nell’attesa e il Maestro si stava davvero spazientendo. Finalmente, quando non poterono  più farne a meno, i buontemponi fecero arrivare l’assegno!
L’assegno, firmato nientemeno che da Berlusconi (chissà che c'entrava il prode Silvio!), era arrivato, non si sa perché, a Umberto, e la cifra andava ben oltre qualunque aspettativa: UN MILIARDO!!!
La cosa, come potete immaginare, andò avanti ancora per mesi. Si comunicava al troppo credulone Maestro che la banca non voleva riconoscere la firma nell'assegno e che per scambiarlo occorreva che si presentasse Berlusconi di persona.
La faccenda però cominciava a prendere una brutta piega. La famiglia del Maestro cominciò a lamentarsi intimando di farla finita con questa storia che ormai era andata anche troppo avanti.
Finì così che si fece credere al nostro eroe che l’assegno era scoperto e che Berlusconi (che non era ancora entrato in politica) era fallito, era un filibustiere e via fregnacce del genere.
Certo la delusione nel Maestro era palpabile, ma la vita doveva continuare.

Io nel 1978
Proprio qualche tempo dopo l’amara conclusione della vicenda venne in paese una troupe di RAI Uno, quella vera stavolta, per realizzare una puntata della trasmissione “Storie allo specchio” che aveva me come protagonista, allora giovanissimo Consigliere Provinciale e, per girare le varie scene, rimase quasi una settimana in paese.
A mio zio Umberto non parve vero di utilizzare quella incredibile occasione per realizzare il sogno del Maestro e mi pregò di convincere il regista a far fare qualcosa al Maestro, qualunque cosa purchè fosse davvero ripreso.
Io ero riluttante a parlarne e anche convinto che il regista mi avrebbe mandato a quel paese ma alla fine glielo chiesi viste le insistenze dell'adorato zio.
Regista e sceneggiatore invece la presero come una possibile nota di colore, vollero vedere il Circolo Ferrovieri e decisero di girare qualche scena anche con il maestro.
Era l’autunno del 1978.
Qualche tempo fa ho richiesto alle Teche RAI se fosse stato possibile recuperare la puntata intitolata “Storia di Piero L” del programma Storie allo Specchio che poi fu trasmessa nel febbraio del 1980. Dopo le dovute ricerche nei loro archivi me l’hanno mandata e, anche se la qualità non è eccellente, resta sempre un documento della mia vita ma in qualche modo anche del paese.
Ho poi pubblicato l'intera puntata del programma su Youtube compresa la parte in cui è coinvolto il Maestro Miceli.
Come noterete, nei suoi occhi si legge la felicità: ciò che nessuno aveva mai creduto potesse accadere era alla fine successo: IL MAESTRO CHIANCI E ARRIDI CANTO’ ALLA RAI!!!

Nel video sono presenti tante persone che oggi non ci sono più. Spero che farà piacere rivederle.

Nel racconto ho cercato di colmare qualche lacuna nella mia memoria lavorando un po' di fantasia, ciò non toglie che la sostanza sia abbastanza vera. Grazie per la pazienza e la benevolenza. E spero che nessuno dei discendenti del sig. Miceli se ne abbia a male, anche perchè come ai tanti personaggi che racconto, al Maestro Miceli, ho voluto bene.


Il testo de LA CANZON TIRAMI LU PE'

La canzon tirami lu pé  tirami lu pé tirami lu pedi

La canzon tirami lu pé tirami lu pé tirami lu pedi

La canzon tirami lu pé tirami lu peedi

La canzona deell'amor

Tirituppitetè, Tirituppitetè conza lu lettu e ni iammu a curcà

Tirituppitetè, Tirituppitetè conza lu lettu e ni iammu a curcà

Nn'aviti zzuocculi, scarpazzi viecchi 

ca c'è lu misiru scarparu ccà 

Nn'aviti zzuocculi, scarpazzi viecchi 

ca c'è lu misiru scarparu ccà 

La canzon tirami lu pé  tirami lu pé tirami lu pedi

La canzon tirami lu pé tirami lu pé tirami lu pedi

La canzon tirami lu pé tirami lu peedi

La canzona deell'amor


P.S. Più surreale di così...

 

 


2 commenti:

  1. Non era una canzone originale il Maestro riprendeva spesso canzoni del periodo fascista mettendoci parole sue. Questa in originale era Stornelli al Negus Neghesti ... https://youtu.be/Cv0doIBwWEc

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  2. MI HA FATTO TANTO PIACERE EVIDENZIARE QUESTO PERSONAGGIO CHE IO HO CONOSCIUTO, MOLTO DISPONIBILE, ALLEGRO E SCHERZOSO. PURTROPPO QUESTI PERSONAGGI RIMANEVANO IGNORATI PERCHE' APPARTENEVANO A UN CETO SOCIALE COMUNE. COME LUI CERANO TANTI ALTRI CHE NON ERANO CONSIDERATI RIMANENDO NELL'OMBRA. ANCORA OGGI NON CI SONO DEGLI APPOSITI SONDAGGI IN LOCO E TANTI GENI SONO IGNORATI. IO PENSO CHE SE CI SONO DELLE ADEGUATE RICERCHE EMERGERANNO ARTISTI SCONOSCIUTI.

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