Lu zì Turiddru Arena è un personaggio di cui faremmo bene a non perdere la memoria.
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| Il compagno Arena nel giorno del suo 93esimo compleanno - Foto di Salvo Arena |
Comunista esemplare, lo vedevo, già da bambino quando andavo in piazza a trovare mia nonna o a giocare, davanti alla sezione del PCI con in mano l'Unità che leggeva ad alta voce agli altri compagni.
Aveva una voce ferma e autorevole, di quelle persone che seppur sai che non hanno un lungo curriculum di studi, hanno però messo a frutto il saper leggere e scrivere e la cultura se la sono fatti da soli.
La sua lettura era chiara e ragionata e di tanto in tanto si fermava per spiegare certe frasi o certe situazioni. Il modo in cui parlava del Partito, il Partito Comunista Italiano, era quasi religioso, di fedeltà assoluta e l'Unità era la Verità scritta con inchiostro sulla carta.
Quando, poco più grande ma sempre ragazzino, cominciai anch'io a frequentare la sezione, mi soffermavo spesso ad ascoltarlo e a poco a poco, cominciammo a parlare e io mi appassionai ai suoi modi sempre garbati e sereni e ai suoi racconti.
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| La scissione di Livorno del 1921 dalla quale nascerà il Partito Comunista Italiano |
Lo intervistai a lungo in occasione della mostra sulla storia del partito che preparammo per la festa dell'Unità a metà degli anni Settanta e di cui ho già parlato raccontando della zà Nina.
Il compagno Salvatore Arena era l'unico superstite dei fondatori del PCI di Campobello di Licata e fu avvincente farmi raccontare la storia di quel drammatico gennaio del 1921 quando Gramsci e Bordiga, insieme a pochi altri, decisero la scissione dal Partito Socialista Italiano e fondarono il Partito Comunista d'Italia. Mi raccontò che le notizie in Sicilia e in paese erano arrivate in maniera frammentaria.
Il compagno Salvatore Arena era l'unico superstite dei fondatori del PCI di Campobello di Licata e fu avvincente farmi raccontare la storia di quel drammatico gennaio del 1921 quando Gramsci e Bordiga, insieme a pochi altri, decisero la scissione dal Partito Socialista Italiano e fondarono il Partito Comunista d'Italia. Mi raccontò che le notizie in Sicilia e in paese erano arrivate in maniera frammentaria.
Campobello era un paese dove i fermenti politici rivoluzionari si erano manifestati fin dai fasci del 1892/1893 guidati dall'avvocato Antonino Scutieri (sia detto per inciso, una strada a questo coraggioso credo che andrebbe intitolata).
Per chi volesse saperne di più sui Fasci di Campobello vi rimando al Blog di Salvatore Lo Leggio che riporta un articolo da un inviato di stampa dell'epoca, Adolfo Rossi che descrive molto bene la situazione e si sofferma tra l'altro sulle miniere.
L'inviato de "La Tribuna" racconta da testimone oculare una cosa che oggi si stenta anche solo a immaginare: 2/3.000 persone che attendono per 10 ore fuori dal paese l'arrivo dei due dirigenti dei Fasci dei lavoratori Bosco e De Felice, che, arrivati a Campobello in piena notte furono accolti col suono della fanfara. Per leggere l'articolo di Salvatore cliccate qui.
All'ondata di moti e rivolte che scosse la Sicilia e in particolare il Palermitano e questa parte della provincia di Agrigento alla fine dell'ottocento, seguì la cruenta e sanguinosa repressione di Crispi, riberese capo del governo.
A guidare il comune di Campobello, tranne qualche breve parentesi di sindaci regolari, furono inviati Commissari prefettizi, fino al Dicembre dell'anno 1920, quando con libere elezioni, fu eletto sindaco Diego Castellino, primo sindaco socialista di Campobello e uno dei primi della provincia di Agrigento.
Era in carica nel Gennaio del 1921 quando in tutte le sezioni del Partito Socialista Italiano si discusse della scissione dei Bordighiani.
Per chi volesse saperne di più sui Fasci di Campobello vi rimando al Blog di Salvatore Lo Leggio che riporta un articolo da un inviato di stampa dell'epoca, Adolfo Rossi che descrive molto bene la situazione e si sofferma tra l'altro sulle miniere.
L'inviato de "La Tribuna" racconta da testimone oculare una cosa che oggi si stenta anche solo a immaginare: 2/3.000 persone che attendono per 10 ore fuori dal paese l'arrivo dei due dirigenti dei Fasci dei lavoratori Bosco e De Felice, che, arrivati a Campobello in piena notte furono accolti col suono della fanfara. Per leggere l'articolo di Salvatore cliccate qui.
All'ondata di moti e rivolte che scosse la Sicilia e in particolare il Palermitano e questa parte della provincia di Agrigento alla fine dell'ottocento, seguì la cruenta e sanguinosa repressione di Crispi, riberese capo del governo.
A guidare il comune di Campobello, tranne qualche breve parentesi di sindaci regolari, furono inviati Commissari prefettizi, fino al Dicembre dell'anno 1920, quando con libere elezioni, fu eletto sindaco Diego Castellino, primo sindaco socialista di Campobello e uno dei primi della provincia di Agrigento.
Era in carica nel Gennaio del 1921 quando in tutte le sezioni del Partito Socialista Italiano si discusse della scissione dei Bordighiani.
Il partito, allora, non era un partito di massa. Era lo strumento con cui i pochi che in qualche modo intendevano le dinamiche politiche discutevano e tentavano poi di orientare le grandi masse di analfabeti e proletari che a Campobello erano in gran parte braccianti e minatori.
Gli iscritti alla sezione del Partito Socialista di Campobello nel 1921 erano 49 e tra questi c'era il giovane compagno Arena.
Si tenne dunque l'assemblea generale alla presenza di tutti gli iscritti e vi fu un'ampia discussione. Arena allora si era fatto notare per la sua acuta intelligenza e serietà. Mi raccontò della votazione che si svolse per alzata di mano. In 48 votarono per l'adesione al Partito Comunista d'Italia e solo uno si astenne: proprio il sindaco Castellino. Il quale si giustificò con il fatto che, essendo Sindaco, era meglio in quel momento non schierarsi con i rivoluzionari.
Si tenne dunque l'assemblea generale alla presenza di tutti gli iscritti e vi fu un'ampia discussione. Arena allora si era fatto notare per la sua acuta intelligenza e serietà. Mi raccontò della votazione che si svolse per alzata di mano. In 48 votarono per l'adesione al Partito Comunista d'Italia e solo uno si astenne: proprio il sindaco Castellino. Il quale si giustificò con il fatto che, essendo Sindaco, era meglio in quel momento non schierarsi con i rivoluzionari.
Non servì a niente. Nel maggio di quello stesso anno, nonostante fosse stato regolarmente eletto, fu destituito dal Prefetto che nominò al suo posto un commissario.
A ricordo dell'adesione della sezione al Partito Comunista fu realizzata una robusta bandiera rossa, con la falce e il martello e con 48 stelle come il numero di quelli che avevano votato l'adesione e fondato il Partito Comunista a Campobello. Fu gelosamente e segretamente custodita nel periodo fascista e ricomparve con la liberazione nel 1943.
Il compagno Arena, in sezione dove era poi conservata, me la mostrava con orgoglio, spiegandomene il significato che io fino ad allora avevo ignorato.
Non riesco a ricordare nè saprei a chi chiedere, se la Cooperativa L'Uguaglianza di cui fu per lungo tempo presidente il compagno Arena, fu costituita prima del fascismo o dopo. Non so se la cooperativa fosse la stessa Cooperativa di Consumo inaugurata da Bosco e De Felice durante i Fasci del 1893 e di cui si parla nell'articolo citato ma sicuramente "L'Uguaglianza" esistette fino agli anni sessanta e credo che allora fosse una cooperativa di produzione e lavoro che aveva avuto diverse centinaia di soci.
Una volta, insieme a Totò Falsone, Pilu Russu, altro glorioso compagno, mi chiese se potevo insegnare a leggere e scrivere a due operai che ne avevano bisogno. Credo che io allora frequentassi la II Liceo Classico e accettai volentieri, passando con queste 2 persone, già padri di famiglia, molti pomeriggi dell'estate del 74 in sezione e inventandomi un modo facile per poter trasmettere loro le prime basi della conoscenza. Non mi fu facile, proprio per la mia inesperienza, ma alla fine tutti e due sapevano firmare, ricopiare qualcosa e anche leggere seppur stentatamente. Fu una grandissima soddisfazione per me. E leggere nei loro occhi la riconoscenza, fu la mia ricompensa più grande. Inoltre era accresciuta la stima nei miei confronti da parte del compagno Arena e le remore per la mia provenienza familiare erano completamente sparite, almeno per lui.
Una volta, insieme a Totò Falsone, Pilu Russu, altro glorioso compagno, mi chiese se potevo insegnare a leggere e scrivere a due operai che ne avevano bisogno. Credo che io allora frequentassi la II Liceo Classico e accettai volentieri, passando con queste 2 persone, già padri di famiglia, molti pomeriggi dell'estate del 74 in sezione e inventandomi un modo facile per poter trasmettere loro le prime basi della conoscenza. Non mi fu facile, proprio per la mia inesperienza, ma alla fine tutti e due sapevano firmare, ricopiare qualcosa e anche leggere seppur stentatamente. Fu una grandissima soddisfazione per me. E leggere nei loro occhi la riconoscenza, fu la mia ricompensa più grande. Inoltre era accresciuta la stima nei miei confronti da parte del compagno Arena e le remore per la mia provenienza familiare erano completamente sparite, almeno per lui.
A metà degli anni ottanta, Arena si era fatto avanti negli anni, credo che ne avesse intorno a novanta, ma continuava regolarmente a venire in sezione e a leggere a tutti il giornale.
Un giorno mi fermò e mi chiese: - Compagno Pierino, ma secondo te ci arriverò a vederlo, non dico il socialismo, ma almeno il giorno in cui andremo al governo? -
Non ricordo cosa risposi ma certo non ero ottimista, come anche lui del resto. Purtroppo non ci arrivò a vederci al governo.
Quella sua domanda mi venne in mente un giorno di qualche anno fa quando mi trovai a riflettere su un piccolo fatto. Vivevo, come adesso, in una frazione di Perugia dove il Presidente della circoscrizione era del mio partito, il partito nato dalla tradizione del PCI. Il sindaco della mia città era del mio partito così come il Presidente della Provincia e della Regione. In quel momento il Presidente del Consiglio, il Presidente dellla Repubblica e persino il Presidente della Commissione dell'Unione Europea erano del mio partito.
Teoricamente il mondo nuovo doveva essere a portata di mano! Teoricamente.
Teoricamente il mondo nuovo doveva essere a portata di mano! Teoricamente.
E così mi chiesi:" ma se ci fosse stato ancora il compagno Arena, sarebbe stato contento? "
Mi dissi che era meglio non rispondere.



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