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sabato 30 maggio 2020

Le mie feste al Ponte


I Comunisti di Ponte Valleceppi.

Era l'anno 2000 e da qualche tempo vivevamo in Umbria, in una frazione di Perugia chiamata Ponte Valleceppi, lungo il Tevere. Un bel posto per viverci.
Da quando ci eravamo trasferiti dalla Sicilia non avevo più fatto vita politica attiva; andavo, insieme a Rita, alla chiusura delle varie campagne elettorali e partecipavo solo a iniziative che mi interessavano davvero.
Anche se cercavo di non darlo a vedere, sornione, me la godevo e mi si apriva anche il cuore, quando i compagni facevano il porta a porta per le campagne elettorali e bussavano alla casa dove abitavo per consegnarmi materiale di propaganda elettorale, spiegarmi come si votava, chiedermi se avevo qualche dubbio o questione da sottoporre.
Mi era successo che una banale caduta mi provocasse una brutta frattura a un piede che mi costrinse a rimanere immobile per diversi mesi. Ebbi necessità di fare un ciclo di flebo. Mia moglie si informò su chi in paese potesse praticarmi queste flebo e chiamò una signora, infermiera professionale di una certa età che però constatò che trovare una vena nel mio braccio era parecchio difficoltoso e rinunciò all’opera. Le chiedemmo allora se conoscesse qualcuno in paese in grado di piantarmi questi benedetti aghi. Mi disse che c’era solo uno molto bravo, però era appena andato in pensione e non sapeva se facesse di questi servizi a domicilio. Mi disse anche che era molto conosciuto in paese essendo stato Presidente della Circoscrizione. Un comunista, mi disse.
Quel compagno, ovviamente rintracciato da Rita, senza farsi punto pregare, venne a casa nostra e mi fece tutto il ciclo di flebo. Parlavamo del più e del meno quando veniva, ma non accennai al mio impegno politico precedente, né lui minimamente al fatto che fosse un dirigente dei DS (questa allora era la formazione politica erede del PCI). Mi piacque subito, era un uomo al servizio della sua gente, disponibile e bonario. Quando fu il momento di pagarlo rifiutò categoricamente nonostante le nostre insistenze. E non mi aveva mai visto. Eravamo dei siciliani da qualche tempo al Ponte e lui era semplicemente uno che aiutava la gente: un comunista appunto. Quel signore si chiama Enzo Zucchini e ho conosciuto poche persone generose come lui.


L'incontro fortuito.

Quell’anno la Festa Nazionale de L’Unità, si svolgeva a Bologna, a un paio d’ore da dove vivo. Decidemmo con Rita di andarci per fare un tuffo tra gli ideali in cui avevamo sempre creduto, lontani da polemiche sterili e provinciali che avevano contraddistinto le ultime fasi della mia attività politica in Sicilia.
La festa era bella, i dibattiti interessanti e incontrammo anche alcuni compagni agrigentini. Rita ad un certo punto si allontanò per andare in bagno.
Lì incrociò una signora e, curiosa come sempre, osservandola le domandò:
– Mi scusi, ma lei è Umbra? –
E quella, un po’ stupita: – Si –
– Di Perugia? –
– Si –
–Di Ponte Valleceppi? –
– Si – disse ancora la signora sempre più esterrefatta e incredula.
 Abita in Via De Amicis?  
 Beh si! Ma lei chi è?  – stavolta rivolgendosi con atteggiamento sospettoso e guardingo.
– Niente paura – rispose Rita – Mi chiamo Maria Rita e abito anch’io in via De Amicis a Ponte Valleceppi e la vedo passare spesso sotto casa mia. –
A questo punto, visibilmente più rilassata la signora fece: – Io mi chiamo Donatella –
Seguì una rapida chiacchierata, Donatella si informò su dove abitassimo e si dissero entrambe contente di essersi incontrate in occasione della festa, anche se il luogo non era propriamente un salotto.
Si salutarono e raccontarono ciascuna al proprio marito la curiosa esperienza che avevano vissuto.
Venne l’estate successiva. Rita era andata in Sicilia, io ero rimasto a casa perché avevo un lavoro da completare. Non stavo proprio bene in salute ma niente di grave. Un giorno suonarono alla mia porta: era la stessa signora, la compagna che aveva conosciuto mia moglie al bagno della Festa di Bologna. Mi chiese se avevo voglia di dare una mano per la Festa de L’Unità che cominciava quella sera al Parco di Ponte Valleceppi.
Risposi che sarei venuto molto volentieri e la sera infatti mi presentai.

La Festa da dentro

Da subito mi impressionò l’organizzazione. La cucina era un brulicare di persone che si davano da fare. A dirigere il tutto una compagna, piccolina, biondina, gentile ma ferma e decisa. Notai subito un compagno che sembrava avere in mano le redini dell’organizzazione: prendeva le cose, dava disposizioni e …criticava e …brontolava.
Una costruzione con una copertura in lamiera ondulata, al centro del Parco, ospitava la cucina, il magazzino, una grande sala per la preparazione di pietanze e la parte comunicante con l’esterno per la consegna dei vassoi e di vino, birra e bibite. Il gran viavai di persone era abbastanza ordinato.
Molte attrezzature erano assolutamente inedite per me. Ad esempio nella sala di preparazione c’erano compagne che impastavano la farina, altri che preparavano le pagnotte, chi le spianava per cuocerle sopra una batteria di fuochi, i “testi”, chi tagliava le “torte” ancora calde a spicchi con un marchingegno di fattura artigianale molto funzionale, chi le apriva perché potessero essere farcite, e una pletora di persone che prendeva le ordinazioni degli addetti a preparare i vassoi: “due prosciutto. una salciccia ed erba, una rucola e formaggio, quattro bruschette,  un antipastone” e così via. La “torta al testo“ è una sorta di piadina, più alta e senza grassi, solo farina e acqua, regina di tutte le sagre perugine e vederla nascere in un baleno era tutto uno spettacolo…
Alle persone che ho elencato bisogna aggiungere, solo per la torta al testo, chi tagliava il prosciutto, il “barbozzo” (guanciale) e il formaggio, chi cuoceva l’erba (spinaci e bieta). E ancora chi preparava le bruschette, gli antipastoni e, sempre in questa grande sala di preparazione, gli addetti alle friggitrici delle patatine e infine Marzilia, la mitica addetta agli “arvoltoli”, frittellone grandi come e più di una pizza, sottili e croccanti che io non avevo mai visto prima. Marzilia distribuiva il semplice impasto di farina e acqua sul suo avambraccio e con rapidi e semplici gesti, la palla di pasta di trasformava in un grande disco che poi deponeva in una grande vasca piena di olio bollente: in pochi minuti erano pronti per essere conditi con sale o zucchero.
Appena fuori c’era tutto il reparto della brace, un apparato impressionante per me che avevo esperienza solo delle feste siciliane. Una graticola, credo costruita ad hoc dai compagni, con la parte centrale dove bruciava la legna e dalla quale si prelevava la brace da spostare a destra e a sinistra. Quindi la griglia dove arrostivano le bistecche e i vari tagli di carne di maiale e di vitello e dal lato opposto quella dove arrostire le salsicce con tutto un apparato a motore che le faceva girare in continuazione per cuocerle al meglio. Un'altra gratella a parte, più piccola, serviva per l'agnello. Sempre all’esterno una grande cella frigo stracolma di cibarie e bibite. In questo spazio accanto alle cucine oltre alla grande graticola, il deposito della legna e anche un grande e lungo tavolo con delle panche dove i volontari cenavano a turno, appena si poteva. Dietro, il reparto, rivolto al pubblico, con il vino e le bibite. La cucina oltre ai fuochi per la pasta e i condimenti, aveva un grande tavolo d’acciaio al centro dove si preparavano i piatti con le pietanze da mettere nei vassoi e infine, oltre a due altre celle per la carne e altro, uno scaffale con vassoi tovagline e posateria e, adiacente, il magazzino con tutto ciò che non aveva bisogno di frigo.
Insomma una fabbrica. Un meccanismo che, visto dall’esterno, era uno spettacolo di efficienza. Mi dissi che ero stato davvero fortunato a capitare in quel posto. E quella era solo la cucina! Poi c’erano il Bar, la Libreria, la Pesca, il punto vino e bibite, il Pub (uno spazio tutto autonomo per i giovani con musica e intrattenimento diverso dal palco centrale), il casotto con la Cassa si distingueva per la lunga fila di persone in attesa, con l'eliminacode, di poter fare l'ordinazione. E poi tutta la zona del parco davanti alla cucina piena di tavoli e panche, in parte coperta da grandi gazebi e in parte sotto delle capannine fisse,  la grande pista da ballo con il palco in muratura e lo spazio dibattitti.

Quando mi vide, Donatella fece velocemente le presentazioni. Mi sorrisero tutti e cercarono di mettermi a mio agio. Donatella mi chiese se avevo mai collaborato con una festa e se avessi preferenze su cosa fare. Risposi che non era la mia prima festa e che potevano mettermi dove serviva.
Così mi collocarono a comporre e consegnare i vassoi con le ordinazioni, il lavoro meno specializzato, dove però bisognava almeno saper riconoscere i piatti… Imparai quella sera stessa, non senza fatica, i vari tipi di torta, cosa fossero le puntarelle, o gli arvoltoli, la differenza tra matriciana e arrabbiata, insomma in qualche modo me la cavai. Componendo i vassoi, potei osservare i vari volontari.

L'Italia migliore

Mi piaceva da morire Marzilia, agli arvoltoli, una madre di famiglia simpatica e dalla faccia buona come il pane. E poi la Clara e la Margherita addette all’impasto delle torte insieme a Donatella.  Silvia, Ivo, Silvano, Patrizia, Francesca, Pamela, Dino, Silvana, Gianluca, Daniela, Marcella, Franco, Amelia e tanti altri a farcire le torte e a preparare gli antipasti, Amedeo all’affettatrice e poi Angelo alla friggitrice, con i suoi caratteristici capelli ricci, lunghi e canuti e dal piglio che capivi subito che doveva essere un compagno con ruolo dirigente anche se faceva il lavoro più massacrante.
Poi Giovanni e Claudio, coppia inseparabile, a cuocere e tagliare le torte, Danilo alla legna, Sergio, Palmiro ed altri alla carne. In cucina oltre alla chef Ada c’erano Graziella, Brunella, Milena, Paolo alla pasta, Daniele, Giuliano, Elena e diverse altre compagne e compagni. All’organizzazione il brusco ma sempre presente e affidabile, Gabriele insieme ad Adriano.
Allo stand della pesca, e ad animare con le loro gag tutta la festa: Lucia, Luana e Donatella. Per non parlare degli addetti agli altri servizi: Gabriele detto Spadino, Stefania, Leandro, Christian, Chiara, Fiorella al bar, Enzino alla cassa del Bar, Luigi, Palma, Daniela alla Cassa ristorante, Antonio e altri a Vino e bevande, Azzurra, Giacomo, Leonardo e tanti altri giovani al PUB. Renato e altri ai tavoli. E poi la vera anima della festa: montaggio, elettricista, musica, luci, e qualunque cosa servisse, l’infaticabile Nazzareno con Francesco, Patrizio, Gianluca. E infine Gianfranco e Riccardo alla libreria e Patrizia, allora segretario, a curare tutta la parte politica e le relazioni istituzionali.
Davvero una fabbrica. Un esercito di oltre cento persone, molte delle quali, da decenni trascorrevano due settimane delle loro ferie, ad allestire, gestire e poi smontare la Festa de L’Unità di Ponte Valleceppi.





Per non parlare di quelli che davano una mano nell’organizzazione di eventi o di singole manifestazioni: Giorgio, Rocco  Giancarlo, Emiliano, Pompeo e tanti altri che adesso mi sfuggono.
Dopo quella prima sera capitò però che una brutta infiammazione che già covava da alcuni giorni mi costringesse  a letto. Non avevo purtroppo nessun riferimento telefonico dei compagni e Rita era in Sicilia. Per cui non potei avvisare nessuno del fatto che la sera non sarei potuto andare alla festa a dare una mano. Addirittura, per alcuni giorni in cui stavo davvero poco bene, fu la mia padrona di casa, Ornella, una specie di seconda mamma per noi e alla quale saremo sempre grati per l’affetto e l’aiuto che ci ha sempre dato, fu Ornella, dicevo, a portarmi da mangiare e ad accudirmi.
Seppi poi che i compagni si erano chiesti come mai quel siciliano non fosse più tornato, se qualcuno lo avesse trattato male o se lo avessero scoraggiato dandogli un lavoro troppo pesante. La cosa si chiarì nei mesi a venire e dall’anno successivo cominciai a partecipare attivamente alla festa, insieme a Rita e a tutti i miei ragazzi, felici di fare quell’esperienza.

Un'esperienza che segna la vita

L’evento della festa al ponte cui sono stato felicemente coinvolto per oltre 15 anni, è stata una delle esperienze più intense e piene da me vissute. Prima di tutto umana perché in quelle due settimane l’anno tra festa vera e propria, preparazione e smontaggio, si creava una autentica comunità solidale, corresponsabile, gaia e animata da comuni obiettivi. E dal punto di vista politico non è stata da meno.
I compagni poi mi raccontarono che il parco, il grande e bellissimo parco che ospitava la festa, non sarebbe esistito senza la Festa de L'Unità.
L'area sulla quale oggi c'è il Parco Tevere infatti, fino alla fine degli anni sessanta, era una specie di zona paludosa e poco salubre. Furono i primi pionieri della Festa a bonificare, anno dopo anno, metro dopo metro, quello che oggi chiamiamo Parco, piantando di anno in anno gli alberi e rassodando il terreno, regalando così alla propria comunità un angolo davvero gradevole dove fare le grandi manifestazioni e le sagre ma anche dove far giocare i bambini e respirare aria buona. Quei compagni avevano tanto da insegnarmi.
Io provenivo da una federazione del PCI e da una provincia note per essere state culle e fucine di intelligenza e acume politico. Addirittura ero al centro di quello che, scherzosamente ma non tanto, tra i compagni del gruppo dirigente provinciale veniva definito: il triangolo dell’intelligenza e cioè quella zona che aveva sfornato parecchie menti brillanti, racchiusa tra i comuni di Racalmuto, Campobello e Ravanusa.
Ripensandoci adesso, la presunzione non ci mancava e anche se giudicavamo bravi, affidabili, seri e perseveranti i compagni del nord, ad esempio gli emiliani, i lombardi o i piemontesi, noi siciliani e specie noi agrigentini pensavamo in cuor nostro di avere un qualcosa in più, di saperla più lunga. Ovviamente si trattava di mera presunzione.
Così quando mi avvicinai alla sezione di Ponte Valleceppi, pensavo di trovare bravi e seri compagni,  disciplinati e poco inclini alla speculazione intellettuale.
Invece sono stato davvero fortunato a scegliere questa zona per viverci.
Il circolo del Ponte, prima DS poi PD era ed è fatto da persone non solo serie e brave, disponibili e solidali ma intelligenti, qualificate e acute e i dibattiti in sezione erano sempre di altissimo livello. Tutto ciò si è tradotto negli anni anche in tante belle e davvero interessanti iniziative ed esperienze politiche. Anche alla festa. Tanto per citare solo alcune delle iniziative più interessanti ai dibattiti della festa di Ponte Valleceppi si sono succeduti, esponenti del Partito Democratico Americano, Salvo Vitale, il fraterno amico di Peppino Impastato, Rosario Crocetta, allora appena eletto parlamentare Europeo, Serse Cosmi, allenatore di calcio professionista, Alessandro Maran, allora vice capogruppo PD al Senato e davvero tanti altri esponenti politici e non, di livello regionale e nazionale.
Insomma un’esperienza stimolante e davvero ricca.
Io e la mia famiglia fummo da subito circondati da simpatia e affetto per i quali non sarò mai a sufficienza riconoscente verso i compagni del Ponte. Non era così dappertutto purtroppo. Anzi.



Popolo in Festa

Un anno, credo il 2008, quando ormai le feste dell’Unità in tutta Italia stavano diventando sempre più rare e ne stava venendo meno lo spirito originario, venne a trovarci un giornalista/scrittore insieme ad un operatore video e altri collaboratori. Stavano curando un libro inchiesta sulle Feste de L'Unità, in collaborazione con l’Istituto Gramsci e la Fondazione Democratici di Sinistra.
Intervistò diversi compagni e chiese qualcosa anche a me. Qualche tempo dopo si pubblicò un bel volume dal titolo: POPOLO IN FESTA – Sessant’anni di Feste de L’Unità che conteneva anche un DVD con le interviste realizzate e materiale d’archivio di varie istituzioni.
In calce a questo articolo inserisco un collegamento per permettere, a chi lo volesse, di vedere e ascoltare alcuni stralci di queste interviste che riguardano le feste al Ponte.
Qui mi piace citare un passo del libro in cui si parla della nostra festa: il lunedì, all'indomani della conclusione della festa si era soliti presentare alla cena dei volontari, un primo bilancio economico con tutti gli incassi e i vari risultati dei singoli stand. Negli ultimi anni ero stato incaricato di redigere questo bilancio e mi divertivo a presentare i risultati infarcendo i numeri di grafici, confronti, statistiche proiettando slides con tutti i dati, su un grande schermo allestito sulla pista da ballo dove normalmente si svolgeva la cena dei volontari. L'anno precedente a quello in cui vennero a trovarci i redattori dell'inchiesta, anno particolarmente felice come incassi e partecipazione, ai dati numerici e statistici, avevo aggiunto una nota personale che piacque sia ai compagni quando la lessi durante la presentazione, sia a quei giornalisti tanto che vollero inserirla nel loro libro-inchiesta.



Ecco la citazione:
Dal libro: Popolo in festa – di Fabio Calè – pagg. 66/67 –  Donzelli editore - 2011.
“La domanda sulle motivazioni attuali di un impegno simile (l'impegno dei volontari delle feste, n.d.a.) trova risposte diverse: prevalgono lo spirito di servizio, il senso di comunità e di appartenenza che la festa riesce a trasmettere ai più giovani, tanto restii a farsi coinvolgere durante l’anno nelle iniziative politiche ordinarie quanto pronti a contribuire senza risparmio alla festa. Una risposta originale ci viene da Piero, militante siciliano già precocemente impegnato in politica dalle sue parti, nell’Agrigentino, fino a essere eletto Consigliere Provinciale a 18 anni, per poi abbandonarla deluso. Trasferitosi in Umbria, si è ritrovato casualmente coinvolto di nuovo in questa festa e da quel giorno, colpito dal “richiamo della foresta” come dice lui, non se ne è più liberato, pur continuando a rifiutare strenuamente qualsiasi incarico politico formale. Nel 2007, a conclusione della festa è stato lui a presentarne il bilancio, voce per voce, con slide, grafici, tutto molto tecnologico e moderno. Al termine della presentazione aveva aggiunto una sua riflessione personale che ci ripropone:
«Credo che nessun datore di lavoro, anche il più onesto e simpatico, riuscirebbe ad ottenere dai suoi dipendenti, anche pagandoli molto bene, quello che qui tutti noi abbiamo fatto, senza risparmiarci. Né si può sostenere che questo sia dettato dalla fede politica o da interessi. 
Il socialismo non c’è più o quasi, tra noi c’è molta differenza di concezione, di cultura, di provenienza e, talora, anche di visione politica. Quel che siamo e, ancor di più, quel che saremo da qui a qualche mese nessuno di noi lo sa con precisione… Sarà amicizia? Non credo: non tutti siamo amici, molti di noi si vedono praticamente una volta l’anno in occasione della festa.
E allora cos’è? Me lo sono chiesto più volte in tutti questi giorni, quasi fosse un interesse sociologico, di mera conoscenza dell’animo umano. Poi ho avuto un’illuminazione: vedere tante persone che si danno in questa maniera, non guardando orari, stanchezza, aiutandosi l’un l’altro e godendo solo del buon andamento della comune attività; vedere tante persone che non si preoccupano di cercare non solo ricompense materiali, ma nemmeno riconoscimenti morali, che lavorano nell’anonimato e non vanno in cerca di medaglie o di encomi solenni…
Ecco, tutto questo mi sono sforzato di capire cosa fosse, e alla fine ho capito che tutto ciò coincide con i miei ideali di gioventù, con quello che ha mosso gran parte della mia vita, e, sono sicuro, anche della vostra; tutto questo io ho sempre immaginato che fosse 

IL COMUNISMO…

la semplicità che è difficile a farsi, come diceva Brecht.»

Ribadisce di considerarsi fortunato per essere capitato qui e ci chiede, dato il tema della nostra inchiesta, se per caso, siamo del WWF”.


26 - LE POESIE DI CIANCI E RIDI - 27 - LETTERA DELLA S.I.A.E

E, in ultimo, scrive Umberto: 26 - LE POESIE DI CIANCI E RIDI E infine vi voglio regalare un momento di grande arte, un‘emozione che solo i ...