Il personaggio di cui parlo in questo articolo, pur se minore, ha lasciato un
segno.
Ancora oggi c’è qualcuno che, con
un sorriso, canta le sue canzoni surreali.
E cosa sperereste di più per voi stessi se
non lasciare un sorriso a chi si ricorda della vostra esistenza?
Non è per deridere i deboli che
racconto di questi personaggi ma perché, a pensarci bene, sono usciti, a modo
loro, dall’anonimato, dal peso enorme della mediocrità e delle convenzioni
sociali.
Nulla è più noioso di una persona
che segue sempre le regole, si conforma alla maggioranza, non osa mai tentare nuove
vie, anche sbagliando.
Non sono costoro che arricchiscono l’umanità, ma i
sognatori, gli audaci, i folli.
Rosario Miceli, che si autodefinì
il Maestro Chianci e Arridi, era un
sognatore. Era convinto di essere un grande autore di canzoni e il suo sogno
era di approdare alla televisione e, chissà, magari a Sanremo.
![]() |
| Il Maestro Chianci e Arridi |
Compose alcune canzoni che noi ancora
cantiamo nelle riunioni familiari e di una di queste strambe canzoni, la più famosa, riporto in calce
il testo completo (almeno come lo ricordo io): La Canzon Tirami Lu Pé!
Per questo suo sogno, fu oggetto
di molte burle ma non si trattava di cattiverie o canzonature.
Tu deridi o irridi
la persona presuntuosa, ignorante e irrispettosa degli altri. Quando hai
davanti un ingenuo sognatore, non puoi essere cattivo se solo hai un minimo di umanità.
E infatti gli scherzi di cui fu oggetto il
maestro non furono mai cattivi. Erano anzi volti a renderlo più contento e
felice.
Certo lo illudevano, ma non si
arrivava mai a godere della crudeltà di rivelare a Don Chisciotte l'amara realtà, semmai
si alzava la posta ancora di un gradino.
Questi scherzi, assolutamente
bonari e innocui, in genere, si svolgevano al Circolo dei Ferrovieri.
Ne ricordo uno in particolare che
durò molto a lungo e con varie puntate e colpi di scena.
Uno degli animatori e
ispiratori di molti di questi “giochi” era il solito mio zio Umberto anche perché
aveva un rapporto privilegiato con il maestro, giocando spesso a carte allo stesso tavolo. Si era conquistata la sua più
totale stima e incondizionata fiducia nonostante le balle sempre più grosse che gli
sparava e sulla cui autenticità lo schietto Maestro
sembrava non avere alcun dubbio.
Sempre puntando sul sogno del Maestro di approdare in TV con le sue
canzoni, Umberto e molti altri lo convinsero a registrare una cassetta (allora
erano questi i mezzi a disposizione), quella che oggi chiameremmo una demo da mandare a TV e radio.
Per cui dopo vari preparativi si allestì alla buona uno studio
di registrazione improvvisato, credo proprio al Circolo Ferrovieri e cominciarono
le prove.
Ovviamente si provò per diversi giorni: c’era da sistemare l’arrangiamento,
da trovare chi accompagnava il Maestro con
qualche strumento musicale e tante altre faccenduole di questo tipo.
Alla fine credo che fu proprio
mio zio Umberto ad accompagnare il canto del Maestro con la sua chitarra. Si incise il tutto su una musicassetta
e si decise di mandare tutto alla RAI, alle nascenti emittenti di Berlusconi e
a tutti quelli che potessero servire allo scopo.
Anche qui ci fu una lunga
discussione sul testo della lettera (a volte sembrava il set del film di Totò quando
detta a Peppino la famosa lettera sulla morìa
delle vacche…) e anche su chi fosse il miglior destinatario.
Alla fine quella lettera si scrisse
(sarebbe bello averne il testo perché era esilarante) e furono scelti i destinatari
(dal Presidente della Repubblica in giù).
Incaricato di fare le copie e di
spedire fu sempre Umberto che ovviamente impiegò mesi per espletare il suo compito: per molto
tempo fu rotta la fotocopiatrice, poi Pacalì non aveva i francobolli giusti, poi non
si riusciva a duplicare le cassette insomma tutte manovre diversive per perdere tempo e prolungare il gioco.
Nel frattempo sorsero altri problemi,
anche di tipo legale, che bisognava risolvere prima di rendere pubbliche le
opere del Maestro.
Ad esempio la questione dei diritti SIAE. Occorreva iscriversi alla Società deli Autori e per farlo c’era bisogno di fare dei versamenti e di sostenere un esame. Il Maestro però non voleva proprio saperne di sganciare anche una sola lira, e allora i più volenterosi si proposero di anticipare loro tutte le spese in cambio di una percentuale sui futuri diritti d’autore. Anche qui la trattativa fu lunga ed estenuante… Non ricordo come risolvettero la questione dell'esame per autore.
Ad esempio la questione dei diritti SIAE. Occorreva iscriversi alla Società deli Autori e per farlo c’era bisogno di fare dei versamenti e di sostenere un esame. Il Maestro però non voleva proprio saperne di sganciare anche una sola lira, e allora i più volenterosi si proposero di anticipare loro tutte le spese in cambio di una percentuale sui futuri diritti d’autore. Anche qui la trattativa fu lunga ed estenuante… Non ricordo come risolvettero la questione dell'esame per autore.
| Umberto |
Finalmente, dopo che fu passato
tantissimo tempo dall’incisione delle cassette, le lettere furono spedite da
Umberto per raccomandata, con ricevute di ritorno autenticamente false, ma anche palesemente false, cosa di cui il Maestro non si preoccupava minimamente.
E così trascorse ancora altro tempo per aspettare le risposte. Ed era tutto un aspettare e un chiedere.
Il Maestro chiedeva a Umberto se c’erano novità dalla RAI, e tutti gli altri chiedevano (farabutti!) al Maestro se c’erano novità (ben sapendo che non ce n’erano). Chi conosce Umberto può solo immaginare le scuse che si inventò per giustificare il ritardo nella risposta: lotte interne alla RAI, cruente battaglie tra i vari canali RAI per assicurarsi l'esclusiva del maestro, agenti di Berlusconi a spiare le offerte che avrebbe fatto l'azienda di stato per poterle superare. Insomma tutte le storie più inverosimili possibili e che il nostro eroe trangugiava avidamente, sicuramente più contento del loro svolgersi che non della noiosa quotidiana realtà.
E così trascorse ancora altro tempo per aspettare le risposte. Ed era tutto un aspettare e un chiedere.
Il Maestro chiedeva a Umberto se c’erano novità dalla RAI, e tutti gli altri chiedevano (farabutti!) al Maestro se c’erano novità (ben sapendo che non ce n’erano). Chi conosce Umberto può solo immaginare le scuse che si inventò per giustificare il ritardo nella risposta: lotte interne alla RAI, cruente battaglie tra i vari canali RAI per assicurarsi l'esclusiva del maestro, agenti di Berlusconi a spiare le offerte che avrebbe fatto l'azienda di stato per poterle superare. Insomma tutte le storie più inverosimili possibili e che il nostro eroe trangugiava avidamente, sicuramente più contento del loro svolgersi che non della noiosa quotidiana realtà.
Ad un certo punto, visto che il ritardo nella risposta si prolungava, cominciò a farsi largo l’ipotesi di un complotto mondiale contro il maestro.
Si cominciò ad insinuare infatti il
dubbio che qualcuno stava speculando sulle sue opere.
Bisognava assolutamente indagare se fosse stato trasmesso da qualche radio o tv nel mondo un qualche brano del Maestro.
Così ogni giorno arrivavano notizie da parte di qualcuno che giurava di aver sentito La Canzon Tirami lu Pé sulla radio bulgara, chi a Capodistria, chi a radio Londra. Ci furono poi diversi disposti a giurare di averla sentita su una delle TV di Berlusconi, allora appena messe in piedi. Insomma c’era ogni pomeriggio, quando si rientrava dal lavoro, di che parlare in piazza e il Maestro era al limite della sopportazione. Qualcuno disse che aveva consultato un avvocato e che questi gli aveva detto che, senza prove, non si poteva far causa a Berlusconi, alla RAI e a nessun altro. Bisognava coglierli in flagranza!
Bisognava assolutamente indagare se fosse stato trasmesso da qualche radio o tv nel mondo un qualche brano del Maestro.
Così ogni giorno arrivavano notizie da parte di qualcuno che giurava di aver sentito La Canzon Tirami lu Pé sulla radio bulgara, chi a Capodistria, chi a radio Londra. Ci furono poi diversi disposti a giurare di averla sentita su una delle TV di Berlusconi, allora appena messe in piedi. Insomma c’era ogni pomeriggio, quando si rientrava dal lavoro, di che parlare in piazza e il Maestro era al limite della sopportazione. Qualcuno disse che aveva consultato un avvocato e che questi gli aveva detto che, senza prove, non si poteva far causa a Berlusconi, alla RAI e a nessun altro. Bisognava coglierli in flagranza!
E la flagranza arrivò. Tutto era
stato minuziosamente (mica tanto, veramente) predisposto: il Circolo di Cultura
aveva una vecchia radio. Dietro questa radio fu nascosto alla meno peggio, un registratore con
dentro la cassetta della famosa registrazione spedita a tutto il mondo e
preceduta da una presentazione tipo programma radiofonico. Fu avvisato il Maestro del misfatto che si stava compiendo e questi si precipitò, E così, coram
populo, fu ascoltata alla radio, gracchiante, la canzone del
Maestro. C’era davvero una folla notevole al circolo, che si accalcava e che
confuse le già scarse idee del maestro: chi si complimentava, chi voleva
autografi, chi rivendicava percentuali, insomma un vero caos.
Quando si ristabilì la calma, il solito
Umberto ricapitolò la situazione. Ormai li si aveva in pugno. E adesso
bisognava chiedere i soldi. Bisognava affidarsi ad un avvocato. Non so se fu
trovato davvero un finto avvocato o solo un portavoce altrettanto falso. Il
fatto è che si continuava a passare il tempo con quella situazione e adesso c'era da affrontare la questione di quale cifra chiedere. Ci si accordò per 100 milioni di lire. E
partì l’ennesima raccomandata.
Passò ancora del tempo nell’attesa
e il Maestro si stava davvero spazientendo. Finalmente, quando non poterono
più farne a meno, i buontemponi fecero arrivare l’assegno!
L’assegno, firmato nientemeno che
da Berlusconi (chissà che c'entrava il prode Silvio!), era arrivato, non si sa perché, a Umberto, e la cifra
andava ben oltre qualunque aspettativa: UN MILIARDO!!!
La cosa, come potete immaginare,
andò avanti ancora per mesi. Si comunicava al troppo credulone Maestro che la banca non
voleva riconoscere la firma nell'assegno e che per scambiarlo occorreva che si presentasse
Berlusconi di persona.
La faccenda però cominciava a
prendere una brutta piega. La famiglia del Maestro cominciò a lamentarsi
intimando di farla finita con questa storia che ormai era andata anche troppo avanti.
Finì così che si fece credere al nostro eroe che l’assegno
era scoperto e che Berlusconi (che non era ancora entrato in politica) era
fallito, era un filibustiere e via fregnacce del genere.
Certo la delusione nel Maestro
era palpabile, ma la vita doveva continuare.
![]() |
| Io nel 1978 |
Proprio qualche tempo dopo l’amara
conclusione della vicenda venne in paese una troupe di RAI Uno, quella vera
stavolta, per realizzare una puntata della trasmissione “Storie allo
specchio” che aveva me come protagonista, allora
giovanissimo Consigliere Provinciale e, per girare le varie scene, rimase
quasi una settimana in paese.
Regista e sceneggiatore invece la presero come una possibile nota di colore, vollero vedere il Circolo Ferrovieri e decisero di girare qualche scena anche con il maestro.
Era l’autunno del 1978.
A
mio zio Umberto non parve vero
di utilizzare quella incredibile occasione per realizzare il sogno del
Maestro e mi pregò di convincere il regista a far fare qualcosa al
Maestro, qualunque cosa purchè fosse davvero ripreso.
Io ero riluttante a parlarne e anche
convinto che il regista mi avrebbe mandato a quel paese ma alla fine glielo chiesi viste le insistenze dell'adorato zio.Regista e sceneggiatore invece la presero come una possibile nota di colore, vollero vedere il Circolo Ferrovieri e decisero di girare qualche scena anche con il maestro.
Era l’autunno del 1978.
Qualche tempo fa ho richiesto
alle Teche RAI se fosse stato possibile recuperare la puntata intitolata “Storia di
Piero L” del programma Storie allo
Specchio che poi fu trasmessa nel febbraio del 1980. Dopo le dovute ricerche
nei loro archivi me l’hanno mandata e, anche se la qualità non è eccellente,
resta sempre un documento della mia vita ma in qualche modo
anche del paese.
Ho poi pubblicato l'intera puntata del programma su Youtube compresa la parte in cui è coinvolto il Maestro Miceli.
Come noterete, nei suoi occhi si
legge la felicità: ciò che nessuno aveva mai creduto potesse accadere era alla
fine successo: IL MAESTRO CHIANCI E ARRIDI CANTO’ ALLA RAI!!!
Nel video sono presenti tante persone che oggi non ci sono più. Spero che farà piacere rivederle.
Nel racconto ho cercato di colmare qualche lacuna nella mia memoria lavorando un po' di fantasia, ciò non toglie che la sostanza sia abbastanza vera. Grazie per la pazienza e la benevolenza. E spero che nessuno dei discendenti del sig. Miceli se ne abbia a male, anche perchè come ai tanti personaggi che racconto, al Maestro Miceli, ho voluto bene.


Non era una canzone originale il Maestro riprendeva spesso canzoni del periodo fascista mettendoci parole sue. Questa in originale era Stornelli al Negus Neghesti ... https://youtu.be/Cv0doIBwWEc
RispondiEliminaMI HA FATTO TANTO PIACERE EVIDENZIARE QUESTO PERSONAGGIO CHE IO HO CONOSCIUTO, MOLTO DISPONIBILE, ALLEGRO E SCHERZOSO. PURTROPPO QUESTI PERSONAGGI RIMANEVANO IGNORATI PERCHE' APPARTENEVANO A UN CETO SOCIALE COMUNE. COME LUI CERANO TANTI ALTRI CHE NON ERANO CONSIDERATI RIMANENDO NELL'OMBRA. ANCORA OGGI NON CI SONO DEGLI APPOSITI SONDAGGI IN LOCO E TANTI GENI SONO IGNORATI. IO PENSO CHE SE CI SONO DELLE ADEGUATE RICERCHE EMERGERANNO ARTISTI SCONOSCIUTI.
RispondiElimina