Un articolo di Fabrizio Ricci, Libera - Perugia
Pubblichiamo, su autorizzazione dell'autore, un articolo che ci sembra faccia vedere la figura di Peppino Impastato per ciò che era e non tanto per l'icona che è diventata. Grazie Fabrizio.
La memoria di Peppino dentro quella di Salvatore
Peppino Impastato e Salvatore Lo Leggio sono stati amici
e compagni di lotta alla fine degli anni '60. Il secondo, recentemente
scomparso, ha sempre rivendicato un aspetto spesso trascurato dell'icona antimafia:
l'essere comunista e rivoluzionario
Uno degli aspetti più interessanti della memoria è la
possibilità di condividerla, riutilizzarla, riportarla in vita. Si può ad
esempio parlare di Peppino Impastato ripescando le parole, le immagini, i
ricordi di chi l'ha conosciuto bene, essendogli amico, ma oggi non può
raccontarcelo in prima persona, perché non c'è più. Si può dunque coltivare una
memoria dentro l'altra, quella di Peppino, dentro quella di Salvatore.
Salvatore Lo Leggio è morto improvvisamente l'8 settembre
2019 e la sua morte è stata una perdita enorme per chi l'ha conosciuto,
ascoltato, amato. Intellettuale acuto, militante della sinistra, prima in
Sicilia, sua terra natale, e poi in Umbria. Scrittore, poeta, redattore del mensile
Micropolis, e soprattutto insegnante per una vita e poi attivista antimafia
dentro l'associazione Libera, che definiva “punto di convergenza di associazioni e persone che insieme affermano
valori e perseguono obiettivi comuni, pur riconoscendosi diversi”.
Salvatore Lo Leggio era un comunista, proprio come Peppino
Impastato. Nel 1968 militavano insieme in un gruppo chiamato Lega dei Comunisti
marxisti-leninisti, che si caratterizzava per il sostegno alla cosiddetta
sinistra maoista. “Ci entusiasmavano – racconterà Salvatore molto tempo dopo –
i discorsi di Chang Ching e Lin Piao e gli slogan come Ribellarsi è giusto,
Osare pensare, parlare, agire”. Peppino, poi, era appassionato di
Marcuse, “insisteva sul fatto che la contestazione o era globale o non era –
scrive ancora Lo Leggio - Lo contraddistingueva una volontà di incidere sulla
realtà, anche nel suo paesino arretrato e mafioso, mentre io preferivo il
movimento universitario, i dibattiti ideologici”.
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| Matrimonio di Salvatore Lo Leggio- Peppino Impastato è il primo da destra |
Ecco, l'essere comunista di Peppino è un aspetto che si è
andato sbiadendo in quel processo – certamente meritevole e guidato dalle
migliori intenzioni – di costruzione dell'icona Impastato come eroe
dell'antimafia. In vari articoli scritti nel corso degli anni, invece,
Salvatore Lo Leggio lo ha sempre rivendicato: “Peppino si sentiva (ed era) un rivoluzionario,
uno che mette tutte le energie, al limite la stessa vita, al servizio di una
causa. [...] La mafia non era per lui solo un cancro da estirpare, ma la
manifestazione estrema e, al tempo stesso, più significativa di un potere,
quello borghese, che sistematicamente violava gli stessi principi che
proclamava. Peppino si serviva del giornalismo come mezzo e allo stesso modo
avrebbe usato, se i sicari di Badalamenti glielo avessero consentito, la tribuna
del consiglio comunale. Ma il mestiere che aveva scelto non era di giornalista
o di politico, ma di comunista. Questa cosa è oggi difficile da dire e per i
giovani quasi impossibile da capire, ma così era”.
Secondo Lo Leggio, dunque, era (ed è) del tutto improprio
definire Peppino eroe della “legalità”. “Di sicuro voleva in galera gli
assassini, i mafiosi e i loro complici, ma non pensava affatto che forze di
polizia e magistrati (per di più in uno Stato borghese) potessero da soli
sconfiggere la mafia e si richiamava, nel suo originale marxismo, ai Fasci
siciliani, ai movimenti contadini e operai dell’isola”. “Contro la mafia lotta
di classe” era lo slogan che Peppino e Salvatore gridavano, ancora ventenni,
alle manifestazioni di allora.
La memoria di Peppino dentro quella di Salvatore assume
dunque i contorni di una orgogliosa richiesta di verità: “Una volta o l’altra
bisognerà trovare il coraggio di proclamarlo – scrive ancora Lo Leggio - il
comunismo del ventesimo secolo non fu solo un potere ferreo e criminoso, ma
anche un poderoso strumento di riscatto delle moltitudini, fu speranza, fede
che si testimonia fino al martirio. E lo fu anche di più in comunisti come
Peppino, eretici che contestavano la Chiesa”.
Fabrizio Ricci - Referente provinciale di Libera - Perugia


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