1978 - Campobello, strade, volti, storie.
Per chi
fosse interessato e... paziente, pubblico la puntata integrale
del programma "Storie allo specchio" intitolata Storia di Piero L. dedicata
a me ventenne e che ho pubblicato qualche giorno fa su youtube.
Era una
trasmissione che trattava di persone che si guardavano "allo
specchio" per descrivere un particolare momento della propria vita.
La cosa
nacque quando per caso guardai una puntata della prima serie, credo nello stesso 1978,
dedicata ad un minatore sardo. Non ricordo nulla del merito della puntata ma quella
trasmissione mi stimolò una qualche reazione, tanto che scrissi al programma non
ricordo cosa ma era per contraddire qualcosa che si era detto in quel programma.
Passò un po’
di tempo e ricevetti una telefonata dal regista della trasmissione. Fu una
lunga e strana telefonata in cui mi fece molte domande e alla fine mi propose
di andare a Roma, a spese loro, per un colloquio con lo scopo di fare una
trasmissione su di me.
Accettai e
andai a Roma e incontrai varie persone, persino quello che avrebbe dovuto
scrivere la musica di sottofondo e che è l’unico che mi ricordo.
Un
personaggio che sembrava Dalì, dal nome francese e che alla fine della
chiacchierata mi disse che non aveva mai sentito parlare un siciliano “colto”
e aveva sempre associato lo stereotipo dell’accento meridionale e in particolar
modo quello siciliano, a gente semplice e ignorante. Mi arrabbiai un po’, facendo
anch’io un po’ di contro-razzismo e parlando della lingua italiana, nata, prima
che con Dante, nella Scuola Siciliana, parlai di Magna Grecia, di Empedocle e
degli zotici romani che impararono tutto dai greci. E via citando Pirandello,
Sciascia, Brancati, Capuana, Verga e non so quali altri. Avevo 20 anni e l’esuberanza
tipica di quell’età. Ma lui mi disse che intendeva farmi un complimento e mi propose,
come a scusarsi, di pranzare insieme. Alla fine si rivelò una persona affabile
e interessante.
Due cose per
capire il momento in cui fu fatto il programma.
Nel 1978
siamo in pieni anni di piombo, stragi e attentati sono all’ordine del giorno: è l'anno del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro e della sua scorta.
Autonomi, Brigate rosse, terrorismo nero caratterizzano purtroppo quegli anni. C'era anche stato, sempre in quel periodo, tutta un'infinita discussione, almeno tra quelli della mia generazione, per definire le dimensioni pubblico e privato, se cioè era giusto che tutti i problemi personali, anche quelli più intimi, dovessero diventare oggetto di pubblica discussione per essere affrontati al meglio.
La mia
personale situazione era anch’essa critica. Intanto avevo chiuso e anche con grande sofferenza, un rapporto con una ragazza che era durato diversi anni.
Per circa 3 anni avevo fatto il rivoluzionario di professione, come ci piaceva chiamarci, e cioè lavoravo nella Federazione Provinciale del PCI prima come dirigente e poi come Segretario provinciale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) che allora contava più di 1.500 iscritti in provincia.
Per circa 3 anni avevo fatto il rivoluzionario di professione, come ci piaceva chiamarci, e cioè lavoravo nella Federazione Provinciale del PCI prima come dirigente e poi come Segretario provinciale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) che allora contava più di 1.500 iscritti in provincia.
Finito il
Liceo mi ero trovato immerso in una vita piena, pienissima, dove si facevano
esperienze nuove quotidianamente e ti sentivi di dare un contributo importante
al miglioramento della società in cui vivevi. All'Università, alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, andavo solo per dare il minimo indispensabile di materie che servisse per rimandare la leva militare.
Il ruolo di Consigliere Provinciale, un ente pressoché inutile, mi aveva comunque fatto conoscere da vicino le istituzioni e l'amministrazione di un ente locale. E i problemi per i quali non vedevo soluzioni mi angosciavano.
Soprattutto mi aveva turbato una visita al Manicomio di Agrigento, allora ancora funzionante e sotto l'amministrazione della provincia: ci ero andato, mi pare con altri consiglieri, in visita a sorpresa e scoprii un mondo di cui, come essere umano, a lungo mi sono vergognato.
Scoprii con amarezza che interrogazioni, mozioni e denunce varie non portavano a nulla.
Ci avrebbe poi pensato anni dopo, riprendendo un'interrogazione parlamentare del nostro deputato Angelo Lauricella, Domenico Modugno, allora deputato radicale e che sarebbe poi stato anche consigliere comunale di Agrigento eletto da indipendente nel PCI, a portare alla ribalta nazionale per le sue nefandezze il Manicomio di Agrigento.
Il ruolo di Consigliere Provinciale, un ente pressoché inutile, mi aveva comunque fatto conoscere da vicino le istituzioni e l'amministrazione di un ente locale. E i problemi per i quali non vedevo soluzioni mi angosciavano.
Soprattutto mi aveva turbato una visita al Manicomio di Agrigento, allora ancora funzionante e sotto l'amministrazione della provincia: ci ero andato, mi pare con altri consiglieri, in visita a sorpresa e scoprii un mondo di cui, come essere umano, a lungo mi sono vergognato.
Scoprii con amarezza che interrogazioni, mozioni e denunce varie non portavano a nulla.
Ci avrebbe poi pensato anni dopo, riprendendo un'interrogazione parlamentare del nostro deputato Angelo Lauricella, Domenico Modugno, allora deputato radicale e che sarebbe poi stato anche consigliere comunale di Agrigento eletto da indipendente nel PCI, a portare alla ribalta nazionale per le sue nefandezze il Manicomio di Agrigento.
Ma io avevo
pur sempre 18/20 anni e a quell’età non dovresti stare sempre a parlare con
gente, anche interessante, ma molto più grande di te e di problemi molto più
grandi di te.
Anche per
questo e per le cose che spiego nella trasmissione ero entrato in crisi, avevo
abbandonato la politica a tempo pieno, la comune
in cui vivevo con altri 4 compagni ad Agrigento e il lavoro in Federazione
ed ero tornato in quel periodo in paese. Da lì a poco sarei dovuto andare a vivere
a Palermo per studiare e tentare di laurearmi.
Quando venne
la troupe a girare la puntata sembrava il set di un film. C’erano i tecnici
delle luci, del suono, l’operatore alla cinepresa, il regista e il responsabile
della produzione.
Insomma una
troupe completa. Rimasero 5 giorni e girammo scene a casa dei miei, per le vie
del paese, sull’autobus per Canicattì, al Liceo Classico a Borgalino e ad
Agrigento nella sala del Consiglio Provinciale.
La puntata
fu poi trasmessa nel febbraio del 1980 su RAI 1 in prima serata, mentre su RAI 2, tra l’altro,
trasmettevano uno sceneggiato sulla vita di Antonio Gramsci. Per cui credo che
non furono molti i compagni che videro la trasmissione.
Fatto sta
però che, dopo la messa in onda, ricevetti diverse lettere da tutta Italia, di
compagni, di partigiani, di giovani e meno giovani che mi dicevano di non
mollare, di andare avanti.
Soprattutto
ricevetti le visite insistenti dei compagni della Federazione che volevano che
riprendessi l’attività nel partito e mi proposero di fare il responsabile di
zona del PCI per la zona di Canicattì-Licata. L’organizzazione del Comitato di
Zona era tutta da costruire: sede operativa, organismi e soprattutto il
Congresso.
Alla fine,
il suono della fanfara, e cioè l’entusiasmo e la passione politica mi fecero scegliere
di ritornare alla politica a tempo pieno.
Il
segretario regionale del PCI era allora Pio La Torre, e una delle prime cose che feci da Responsabile
di zona fu proprio una chiacchierata con Pio. Ma questa è un’altra storia.
Al di là
comunque delle mie vicende personali e politiche il filmato potrà essere di un
certo interesse anche per chi vuole semplicemente rivedere volti e luoghi di
una Campobello di ormai oltre 40 anni fa.




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