Era una notte buia e tempestosa…
Lo so, l’incipit del
racconto è banale, ma se continuate a leggere vi assicuro che la trama è da thriller…
Dovevano essere i primi anni novanta. Credo che mio figlio primogenito, Calogero, avesse circa sette/otto anni e Giovanni, il secondo, tre o quattro.
Chi ha avuto almeno due figli, sa quanto sia problematico
l’arrivo del fratellino/sorellina che spodesta il trono delle attenzioni al
primogenito. Questi, in poco tempo, passa dall'essere il monarca assoluto della casa e della famiglia, per divenire una comparsa secondaria:…
non lo vedi che è piccolo, abbi pazienza! Non senti che piange? Sii buono fallo giocare con le tue cose…
Insomma la gestione dell’arrivo del secondogenito è un fatto delicato e, se la si sottovaluta, le conseguenze possono essere molto negative.
Insomma la gestione dell’arrivo del secondogenito è un fatto delicato e, se la si sottovaluta, le conseguenze possono essere molto negative.
E allora, ricominciamo… E' una notte buia e …ventosa e anche freddosa.
Io e la mia famiglia, composta da mia moglie Rita e dai miei due figli (allora erano ancora solo due), abitiamo in un appartamento sopra quello dei miei genitori nella nostra casa di via Ravenna a Campobello di Licata.
Mio fratello Vittorio e la sua famiglia vivono nella loro casa, dall’altro
lato della strada. Cesare nell'appartamento a fianco al mio.
Sono circa le 3.00 del mattino e io dormo
nel mio letto a fianco a mia moglie.
Ad un tratto mi sento strattonare, prima delicatamente, poi
sempre più decisamente e chiamare:” Piero, Piero!” Mi sveglio di soprassalto e
mi trovo davanti mio fratello Cesare: - Che succede” – dico
E Cesare: - Ma sei qui? –
- E dove dovrei essere? –
- No, perché mi ha chiamato Vittorio, ho trovato la porta aperta e c’è Calogero…-
Appena sentii pronunciare il nome di mio figlio il terrore mi assalì, mi alzai,
correndo in camera del bambino e urlando – Dov’è Calogero, dov’è Calogero? -
- Calma Calma - mi fa
Cesare - È da Vittorio –
- Da Vittorio? E che ci fa da Vittorio? –
- Dice il bambino che non c’era nessuno in casa, che l'avevate lasciato solo ed era venuto a
cercarvi. È uscito fuori, ha girato un po’ e poi è andato da Vittorio che mi ha
chiamato per vedere cosa fosse successo! –
- Ma è assurdo - dico io –Noi siamo sempre stati qui! –
Insomma era successo che il bambino si era svegliato nel cuore della notte convinto che lo avessimo abbandonato e che non ci fosse nessuno in casa. Non provò neanche a entrare in camera nostra, tanta era la convinzione che non ci fossimo.
E così, scalzo e in pigiama, era sceso in strada al freddo e aveva pensato di andare -chissà perchè?- non dai nonni che abitavano al primo piano, ma addirittura dalla nonna di sua cugina Giuseppina, la compianta sig.ra Angelica che abitava in via Brindisi ad un paio di centinaia di metri da noi, in piena notte, mentre imperversava una tempesta di vento e faceva un freddo cane. Aveva bussato e, non udendo alcuna risposta, era ritornato indietro ed era andato dallo zio Vittorio che, come detto, abitava di fronte casa nostra. Vittorio, ascoltato il racconto del bambino e presi noi per incoscienti e debosciati per avere abbandonato da solo il bambino in piena notte per andare chissà dove, aveva chiamato Cesare per cercare di capire cosa fosse successo.
Una notte assurda.
Io e Rita naturalmente ci preoccupammo. Da allora dormimmo chiusi dentro, non per paura dei ladri, ma per evitare che Calogero scappasse ancora.
Cercammo l’aiuto di uno specialista. Credo che andammo da uno psicologo della famiglia o al consultorio, non ricordo bene. Il professionista, ascoltato sommariamente il problema, ci volle vedere tutti insieme, la famiglia al completo.
Mentre seduto davanti alla sua
scrivania, esponevo i fatti al dottore, con mia moglie a fianco e Calogero come sempre seduto in composto e religioso
silenzio, il piccolino Giovanni, al solito suo, faceva il diavolo a quattro, girava
per lo studio del medico, toccava le cose, apriva armadi e per noi era un
continuo rimproverarlo e dirgli, inascoltati, di star fermo e seduto.
Una volta terminata l’esposizione dei fatti e in attesa del
responso del dottore, questi serenamente ci disse: -Ma davvero non capite qual
è il problema? Guardate il piccolo…" e osservammo Giovanni che
era un vero terremoto e sempre al centro della scena.
E capimmo!
E capimmo!
Da allora cercammo di dare a Calogero le giuste attenzioni e
di non farci sopraffare dalla personalità di Giovanni.
Poi ci pensò lo stesso Calogero, mostro di saggezza, a
proporci un compromesso:
- Papà – mi disse – adesso Giovanni è piccolo, ma appena
cresce lo ammazzo! –
Concordammo sui tempi della sommaria esecuzione e il problema si
risolse.





anche io me lo chiedo spesso... Dov’è Calogero, dov’è Calogero?
RispondiEliminaÈ stato davvero stranissimo.
RispondiEliminaEro cosciente, convinto di quello che stavo facendo, ma allo stesso tempo l'ho fatto in una modalità che non era la mia, ad esempio uscire scalzo per strada.
Per il resto, sto ancora cercando di capire se Giovanni sia già "cresciuto" o se, alla fine, non smetterà mai di crescere.
Ma propendo per la seconda ❤️.
Calogero