venerdì 4 novembre 2022

I Racconti di Umberto - 15 - LA BOTTANA - 16 - LA POESIA - 17 - IL CLIENTE - 18 - LA LIBERTA’ - 19 - IL GATTO NERO

15 - LA BOTTANA



Tornato da Torino dopo qualche mese mi sono sentito male, mi faceva sempre male la schiena che non mi potevo arriminare.

I medici a Campobello mi dicevano che era attrosi ma io siccome sono figlio di bottana ho detto che una visita la dovevo fare a Palermo.

Ho telefonato a un amico che mi ha prenotato una visita dal dottor Taglieri che era specialista e ci sono andato.

Mia moglie c'è voluta venire e abbiamo preso il treno e ce ne siamo andati a Palermo.

Siamo arrivati alla stazione che erano le nove di mattina mentre la visita era a mezzogiorno e così ci siamo messi a girare in via Roma a guardare i negozi.

Ci siamo fermati al bar a prendere un caffe e mia moglie mi fa : 

Stè c'è unu ca mi talìa. Chi voli chistu? 

Mi giro e vedo a uno con un cappello nero, la giacca bianca, i pantaloni neri, un fasciacollo rosso al collo e un fazzoletto giallo al taschino, con mocchino con la sigaretta accesa un bel paio di baffi belli lunghi e ci ho detto a mia moglie: 

Non ci fare caso.

Ma mia moglie insisteva: 

Stè chistu mi talìa ancora...

allora non ci ho visto chiù dagli occhi e ci sono andato, deciso a tirargli il collo. 

Arrivo da lui e mi sono accorto che era una persona per bene, lui si è spiegato e io ho chiuso la questione.

Torno da mia moglie e gli dico: 

...a niente... niente... 

e quella 

ma chi ti dissi? pirchì mi taliava?????

A nenti... nenti... Lillì ha sbagliato …ti aveva scambiato per una bottana....

16 - LA POESIA


Mio cognato Giovanni oltre a essere un grande suonatore di clarinetto era un grande poeta, figurati che si era innamorato della figlia del maestro Pinnone che non la faceva uscire mai e mio cognato ci andava a passare sempre sotto la finestra perché quella donna gli piaceva.

Tanto si era innamorato che ci fece una poesia. Ora, dopo che è morto, questa poesia l’ho avuta io tra le mani perché lui l’aveva conservata. Anzi ce l’ho qua nel portafoglio. Aspetta che te la faccio leggere di quanto è bella ma vero ...quello era un poeta.

Trascrivo integralmente:

Mi è bastato guardarti da lontano
Per capire che eri la donna della mia vita

Mi è bastato guardarti da lontano
Per capire che ti avrei amata per sempre
 
Mi è bastato guardarti da lontano 
Per immaginare la tua bellezza
 
Mi è bastato guardarti da lontano
Perché il mio cuore si commovesse
 
Mi è bastato guardarti da vicino
Per capire che da lontano non vedo un cazzo


17 - IL CLIENTE


T’avissi a cuntari cosa mi capitò per la festa della Madonna. C’è d’arridiri vero….

Perciò. Sono venuti tre frostieri e si sono seduti al tavolo fuori, e mi ordinano tre caffè.

Ci faccio i caffè e ce li porto al tavolo ma appena prendo il primo dalla guantiera mi scillica il piede e un caffe è caduto tutto addosso al frostiere. 

Mi sono mortificato lo volevo pulire ma lui stesso che era un vero signore cercò di non mi fare mortificare e mi disse: 

non si preoccupi sono cose che possono capitare a qualsiasi cretino

…poi si pulì col fazzoletto e se ne andò. Un vero signore.

 18 - LA LIBERTA’


Mattinata di sole, primavera inoltrata ore 10,30 del mattino il bar è ancora chiuso.

Tutti lì a chiedersi cosa fosse successo, ma poi a poco a poco ognuno richiamato dal proprio dovere, rinuncia all’idea del divertimento e torna alle proprie faccende, ferma restando la curiosità di sapere cosa fosse successo.

Ore 15 puntualmente il bar apre e, ad ognuno che chiedeva spiegazioni per la mattina il nostro Stefano non rispondeva, non dava confidenza a nessuno.

Solo a me strizzò l’occhio come per dirmi …poi ti racconto.

Erano circa le nove della sera e stavo facendo ritorno a casa dopo la partita a scala quaranta e Stefano mi chiama e testualmente mi racconta:

Oggi sono stato in carcere a Palermo con mia nipote Rita che ha il marito carcerato a Palermo perché  ....sai succedono cose che magari ...… Insomma il marito che è di Canicattì si chiama Ciavola è stato condannato per omicidio a ventiquattro anni. Ora è quasi quattro anni che è inchiuso e mia nipote poverina che è giovane ha trovato uno che la vuole e anche a lei piace

Però vuole fare le cose in regola, perché la legge ce lo permette e ha voluto andare a trovare il marito per chiedergli la separazione  in modo di sistemare la cosa.

Ora povera ragazza ce lo voleva dire ma non sapeva come e mi ha detto se ci potevo venire io a Palermo per parlarci con lei e chiarire tutto.

Io a mia nipote ci ho detto: non ti preoccupare che tuo zio Stefano sistema tutto.

Abbiamo avuto il colloquio e mia nipote mi disse: zio spigacelo tu ad Angelo e ci dici le cose come stanno.

Io quattro parole ci ho detto.  

Angelo la situazione è così... 

Allora è intervenuta mia nipote e gli ha detto: 

a me è capitato questo, perciò ti dò la libertà, ti lascio libero e poi ognuno per se e dio per tutti.

19 - IL GATTO NERO

 


Umbè.. ti devo portare in campagna. Ora l’ho fatta bella e appena ci faccio la casa io al paese non ci vengo più. In campagna ho un cane che me l’hanno portato da Desio che è meglio di un uomo, e poi un gatto che è sarbaggio non si fa toccare e pare che sia lui a fare la guardia. E' nero e bello grande, sai quando viene qualcuno che non ci quadra lo guarda male  .....lo guarda in cagnesco.


1 commento:

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