11 - IL FRATELLO
Mezzogiorno d’estate sole caldo e tutti in cerca di ombra per ripararsi dal sole cocente.
All’ombra di un albero della piazza siamo in quattro: io, Fiarzi, Miniddru Delongi (del quale parlerò in seguito) e il direttore della banca che cercava refrigerio fuori perché si era rotto il condizionatore del suo ufficio e riceveva i clienti fuori, all'ombra sotto l’albero.
Si discuteva di uva Italia, quando si avvicina a questo gruppetto un’altra persona, il dottore Riolo proprietario terriero.
Saluta e si rivolge a Fiarzi:
Signor Fiarzi…. che è lei che ha il trattore e fa pulizie in campagna? No dottore è mio fratello Gaspano.Gaspano???? E cu è?? Come non conosce mio fratello, quello del trattore?? Non lo conosco, mi faccia capire.
Allora tutti a spiegare più o meno come identificare il Gaspano ma i risultati non erano soddisfacenti per cui ad un certo punto il Fiarzi esclama:
Fermi tutti che ce lo faccio capire io.
Duttù lei lo ha conosciuto a mio padre????? No veramente ...!!!!! e a mia madre l’ha conosciuta?????? NO!!!veramente ....Si ricorda che in via Milano prima di arrivare al bar Termini ci stava una signora anziana che si sedeva sempre davanti la porta e ricamava?????? Si forse a questa me la ricordo Bene allora è semplice... mio fratello Gaspano è il figlio di quella signora!
12 - IL BOLLO
Questa è la curiosa storia di un tassa automobilistica non dovuta e ma reclamata dal fisco.
Il nostro rientrò definitivamente da Torino portando con se una Fiat 128 che poi usava regolarmente a Campobello.
Lui abitava in un condominio di proprietà dei Fratelli Termini che commerciavano, marmi e in questo condominio piano interrato ad uso garage condominiale.
Una terribile notte, non si sa come, anzi si sa ma io evito di parlarne, si sviluppò un incendio che praticamente fece piazza pulita di quasi tutte le auto che erano in garage e tra queste quella del nostro Stefano.
Il colpo fu duro anche per questioni affettive, la macchina, essendo targata Torino, gli ricordava una parentesi importante della sua vita e per questo il nostro Stefano stentò a prendere atto della realtà.
Riavutosi del colpo subìto iniziò a fare le cose che in questi casi si fanno, e cioè la denunzia ai carabinieri, la cancellazione del veicolo dal Pubblico Registro Automobilistico e tutte le altre pratiche del caso.
Espletati questi adempimenti si diede da fare per acquistare un’altra macchina.
Il tempo passò, ma dopo due anni arrivò un’amara sorpresa sotto forma di una raccomandata con l’intimazione a pagare l’importo dovuto per il bollo dell’auto distrutta.
Non la prese bene il nostro e, consigliato da Santamaria, Presidente del Circolo dei Ferrovieri, telefona al PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per chiedere spiegazioni.
L’impiegato con cui parla fa delle domande e dice a Fiarzi di inviare di nuovo la documentazione per provvedere alla cancellazione.
Fiarzi fa di nuovo quello che c’era da fare e torna contento per avere risolto il problema.
Ma. puntualmente, l’anno dopo gli arrivò di nuovo la tassa da pagare.
Non si dava pace, era arrabbiato per come le cose andavano in Italia e allora riprese il telefono e richiamò l’ufficio,
Pronto PRA!? Sono Fiarzi. Si puo sapere perché mi avete rimandato di nuovo la tassa da pagere????
AH Signor Fiarzi mi deve scusare ora provvedo immediatamente ad aggiustare tutto, la prego non si arrabbi, per favore. (almeno questo è come la raccontava lui)
Soddisfatto Fiarzi tornò a casa contento di avere di nuovo risolto il problema e per un anno si scordò della tassa sulla 128 arsa viva.
Passa un anno e puntuale la sciagura si abbatte sul malcapitato che a questo punto maledice tutto e tutti. Ecco il suo racconto:
Nou ci vitti cchiu di l’uocchi. aggarrai il telefono che quasi quasi lu sbranava e telefono come una bestia:
...Pronto PRA? ...
...io non ho detto più neppure mezza parole, piglia quello mi risponde
...AH è lei signor Fiarzi!? ... la prego mi deve scusare a un momento vado a scancellare tutti cosi …. ancora quel signore trema di come mi ha visto arrabbiato e così si chiuse la cosa.
13 - IL VENTO
Sai Umberto io di tipi strani ne ho conosciuti tanti a Torino specialmente ce n’erano di tutti i tipi e io ormai basta che a una persona la vedo, la squadro tutta e subito so chi è e se la guardo bene indovino pure che lavoro fa, se è sposato, se ha figli e se fa le corna alla moglie. Tu lo sai che a me mi devono insegnare solo a leggere e scrivere .
A Torino con me lavorava un palermitano si chiamava Li Greci Salvatore e lo chiamavamo Totò. Lui aveva una specializzazione in gonfiaggio ruote e io invece collaudavo la pressione. Era uno strano e forse un po’ senza cervello.
Una mattina si presenta al lavoro con la testa rotta, ci aveva un buco che tu neppure te lo puoi immaginare. Io ci ho domandato che minchia gli era successo e lui mi disse che ci aveva caduto dallo stipo una bottiglia di olio in testa e che se l’aveva rotta.
Ma io ...che sono un figlio di bottana, l’ho capito che si aveva sciarriato n’famiglia e lo avevano abbuscato giustu..
Iammo che questo Li Greci sentiva freddo, tremava come una foglia e io ci dissi:
che hai Li Greci che senti freddo???
Sientu friddu Stè o lu fa o lu sientu iu.
Siccome lì con i riscaldamenti faceva caldo, ho capito che c’era qualcosa che non andava, e ho capito pure cosa non andava.
L’ho chiamato e ci ho detto:
Li Greci vieni qua
...Avevo capito che, siccome lui era uno specializzato nella pressione di aria, quando gonfiava le gomme prima che io li collaudavo, faceva un vento della malora quando finiva di gonfiare, e allora il vento che lui creava ci entrava dal buco che aveva in tesa e a zico zaco ci attraversava tutto il corpo e .. per forza doveva sentire freddo.
Allora ho preso un poco di cascame e col nastro adesivo ce l’ho messa in testa e ho coperto il buco e così a Li Greci ci passò il freddo. Le cose, caro Umberto, bisogna capirle e a tutto c’è rimedio.
14 - IL COMIZIO
Io sono uno che la politica la capisce. Te l’ho sempre detto che a me mi devono insegnare solo a leggere e scrivere. Io ho sbagliato mestiere, dovevo fare l’onorevole perché ho la capacità.
Io seguivo sempre l’onorevole Giglia e non posso mai scordare un famoso comizio quando si affacciò al balcone della Democrazia Cristiana e disse proprio cosi, me lo ricordo come se fosse ora ...Lui disse tante cose di politica e poi all’ultimo, siccome era un figlio di bottana come me, disse:
Cittadini se sarò eletto vi toglierò le tasse e darò il posto a tutti, avrete ognuno la casa popolare col giardino, non vi faro pagare la luce e la spazzatura, se no…??? ... ... ....
Poi con me si è comportato bene, agli altri li coglioniava, ma quando ci sono andato io per il posto subito ha capito con chi aveva a che fare e a me non mi poteva prendermi per il culo, e quando ci dissi:
Onorè…. Mi deve dare un posto...
lui mi rispose:
Stefano tu devi andare a Torino a lavorare perché tu hai la capacità. Vai a Torino e vedi che ti troverai bene.
Io ho ascoltato quello che mi ha detto e sono emigrato a Torino andando a lavorare alla Fiat. Mi sono trovato bene e devo ringraziare quel santo uomo dell’onorevole.




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